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> I NUOVI ROOKIES CONTRO I NUOVI ROCKY, NATHAN FILLION POLIZIOTTO NON C'ENTRA
 
Paikar
Inviato il: Martedì, 13-Ott-2020, 14:00
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Asterix
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certamente.


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QUOTE (Paikar @ Martedì, 13-Ott-2020, 06:00)
certamente.

Occhio, è lungo e quindi lo dividerò in più parti. Ecco la prima:

“LUPIN III- IL PRIMO COMPLICE NON SI SCORDA MAI".
Un racconto di Marco Poggi, basato sul personaggio di Monkey Punch e sullo special tv numero 9 del 1997, “WALTHER P. 38 – THE ISLAND OF ASSASSINS”, in Italia conosciuto col titolo di “NOME IN CODICE: TARANTOLA”. (PRIMA PARTE)

Non molto tempo fa, Lupin III era un ladro alle prime armi, non aveva ancora incontrato i suoi complici (Daisuke Jigen, l’infallibile pistolero col cappello nero e la sigaretta facile, e Hishikawa Goemon XIII, il nobile samurai dalla katana taglia-tutto), ma era già una “gatta da pelare” per le polizie di mezzo mondo. Era già un genio del furto, nessuna cassaforte gli resisteva e oro, denaro, gioielli e pietre preziose erano i suoi principali obiettivi. Non aveva ancora il detective Kouchi Zenigata alle calcagna, ma le sue fughe dalla polizia, alla guida della sua Mercedes SSK gialla col motore truccato, erano già leggenda. Maestro dei travestimenti e armato di una Walther p. 38 d’argento che gli aveva lasciato il padre in letto di morte, Lupin III s’infiltrava nei party più ricercati dei vip, circuiva le belle padrone di casa, sfilando le loro preziose collane con una leggerezza invidiabile. Preferiva usare il cervello piuttosto che le pallottole, sfuggendo con agilità agli agguati dei suoi avversari. Certo, qualche volta era costretto a “freddare” qualche suo inseguitore con la sua Walther, ma solo quelli più pericolosi. Si concedeva molte avventure galanti con ragazze molto “dotate fisicamente”, che finivano tutte allo stesso modo, non appena Lupin III allungava troppo le mani: con un bel calcione nelle parti basse, o in pieno viso. A parte ciò, i giornali più altolocati di mezzo mondo documentavano le sue imprese, mettendo sempre la foto del suo viso scimmiesco in prima pagina. Lupin III, infatti, era uno dei pochi ladri che preferiva mostrare il suo viso, quando compiva una rapina in banca. Lo faceva perché era giovane, incosciente e amava il rischio, ma ciò che non sapeva, o ciò che fingeva di non sapere, era che una figura misteriosa con due occhi di ghiaccio lo spiava nei vicoli. L’uomo misterioso fissava Lupin che cercava di sfuggire alle auto della polizia, a bordo della sua automobile truccata. Lo seguiva dappertutto, Parigi, Londra, Roma, Tokyo, New York e Montecarlo, studiando da lontano ogni sua mossa e attendendo il momento per agire.
Una sera, a New York, il giovane Lupin III decise di rubare il famoso diamante “Occhio della Veggente”, che era custodito nel museo più protetto della città. Una leggenda raccontava che se qualcuno scrutava bene il diamante poteva scorgere in esso il suo avvenire. Lupin, incuriosito, decise di rubarlo, sfidando apertamente la polizia locale. A mezzanotte, il ladro, vestito con una tuta nera, si mise in azione. Nascosto sopra un tetto, notò i numerosi poliziotti che circondavano il museo. Una freccia legata ad una robusta corda scoccata da una balestra, una veloce scivolata da un palazzo all’altro, un balzo e il giovane atterrò sul tetto del museo. Una piccola occhiata alla finestra situata sopra il tetto del museo e per Lupin tutto fu chiaro. La teca del diamante era là sotto, ma era sorvegliata da quattro poliziotti. Ciò però non bloccò il ladro che lanciò dei lacrimogeni che fecero perdere i sensi alle guardie. Inghiottita una pillola anti-gas, Lupin si calò dal lucernaio con una corda e si trovò di fronte alla teca de “L’Occhio della Veggente”. Con abilità e grazie ai suoi occhiali a raggi X, il ladro superò i sistemi di sicurezza, ruppe la teca con un grimaldello e si prese il diamante. Poi, al posto del prezioso, lasciò un biglietto da visita con la sua faccia disegnata che faceva una boccaccia. Soddisfatto, Lupin contemplò il diamante per alcuni istanti, poi si voltò verso i quattro poliziotti svenuti, fece una smorfia scimmiesca e iniziò ad allontanarsi. Prima di raggiungere la corda che lo avrebbe riportato al tetto, sentì un brivido nella schiena, Una canna di una pistola era puntata dietro di lui e una voce tenebrosa tuonò:
- Mani in alto, Lupin III, se fai una mossa falsa, ti sparo! – e Lupin, con un ghigno, ribatté:
- Nei tuoi sogni, sbirro! – e con una rapida giravolta, Lupin ebbe il tempo di estrarre la sua Walther d’argento dalla fondina e a puntarla sulla tempia dell’ultimo arrivato.
- Ehi, ma come diavolo hai fatto? - domandò l’uomo, stupito, ma non troppo a Lupin III.
- Abilità ed esercizio, amico! – rispose Lupin, scrutandolo da cima a fondo – Ehi, ma tu non sei un poliziotto! –
- No, Lupin III, - rispose l’uomo dai capelli castani, dall’aria truce e la tuta nera che non aveva lasciato cadere a terra la sua 45 automatica, ma l’aveva puntata contro il petto di Lupin – sono un ladro, come te. Solo che non sono così famoso e non ho nessuna di quelle belle prime pagine dei giornali che hai tu! Mi devo accontentare delle briciole e dei trafiletti, ma è da qualche tempo che ti tengo d’occhio! –
- Ohh, sei uno che cerca pubblicità, uno che vuole “far fuori” il nuovo re dei ladri, eh ? – ironizzò Lupin, mostrando un ghigno cattivo – Era ora che ti facessi vivo, amico! – e il ladro, stupito, domandò:
- Tu sapevi ? –
- Certo, ti ho visto sempre nascosto nell’ombra durante i miei ultimi colpi! - gli rispose Lupin, sorridendo - Allora, non sei stufo di braccarmi per tutto il mondo ? –
- E tu lo sai che potrei ucciderti ? – disse il ladro ridendo a sua volta.
- Non credo! – rispose Lupin, mettendo il colpo in canna e spostando la pistola dalla tempia al torace del ladro.
- Bella pistola, Lupin III! – esclamò il ladro, osservando l’arma del suo rivale – E’ elegante, nobile e d’argento…Potrei spararti e prendermela come souvenir! -
- Questa rivoltella è un cimelio di famiglia, - confessò Lupin – ma detesto usarla! – poi cambiò tono e chiese – Piuttosto come puoi respirare senza maschera anti-gas ? –
- Uso le tue stesse pillole, Lupin. – rispose il ladro – Non ti dimenticare che ti sto alle calcagna da un bel po’ e so come agisci! –
- E, allora, dimmi, vuoi davvero uccidermi ? – domandò Lupin al suo avversario.
- No, perché uccidere un ladro ingegnoso come te ? Dammi la pietra e ti lascio andare. – rispose il ladro – Si, hai capito, “L’Occhio della Veggente” che tieni nella mano sinistra! –
Lupin fissò, per qualche istante, il diamante. Poi, voltandosi verso il ladro, disse, sfoggiando un ironico ghigno:
- Sei gentile, amico, ma ho “lavorato” così tanto per averla che mi dispiacerebbe separarmene adesso! –
- Ci tieni alla vita ? Dammi il diamante! – esclamò il ladro, iniziando a perdere la pazienza.
- Allora sbrigati a spararmi addosso, sto sentendo i poliziotti irrompere nell’edificio! – affermò Lupin con un ghigno dei suoi.
- Stai bluffando, Lupin, io non sento niente! – esclamò il ladro.
Alcuni istanti dopo, un nugolo di poliziotti fece irruzione nella sala e uno degli agenti intimò a due uomini in nero:
- Polizia, mani in alto! Gettate a terra le rivoltelle, restituite il diamante che avete rubato e arrendetevi! – e Lupin e il ladro si voltarono.
- Uffah! Che noia, questi poliziotti! – esclamò Lupin gettando una sfera accecante contro gli agenti.
- Ehi, Lupin…Dove vai ? – domandò il ladro vedendo Lupin raggiungere la corda fissata alla finestra del lucernaio.
- Fuggo dalla “scena del crimine”, amico, e la pietra viene con me! – gli rispose Lupin, arrampicandosi.
- Non è finita fra noi, Lupin III! – imprecò il ladro alzando lo sguardo.
- Vuoi la pietra ? – domandò Lupin - Cerca il mio nascondiglio, se ci riesci, resto in città ancora per un po’! –
- Almeno aiutami ad uscire da qui! – esclamò il ladro, indicando i poliziotti che si erano ripresi dalla luce accecante.
- Ohh, un professionista come te che ha bisogno di un ladro come me per salvarsi da qualche poliziotto semi-addormentato ? Sono sicuro che ce la farai anche da solo. Bye, bye! – detto questo, Lupin scomparve dalla vista del ladro che si trovò faccia a faccia con i poliziotti.
- Maledizione!- imprecò il ladro – E ora cosa faccio ? – e un detective in borghese ai poliziotti:
- Avanti, catturiamo almeno il complice di Lupin III! – e il ladro ripeté:
- Io complice di Lupin III ??? – il ladro mise il colpo in canna, puntò la sua 45 automatica verso i poliziotti ed iniziò a sparare – Io non sono complice di nessuno, dannati sbirri! –
Il ladro uccise 5 agenti e ferì alla spalla destra il detective che aveva dato l’ordine di catturarlo. Poi, si fece strada correndo verso l’uscita di sicurezza, sparando all’impazzata. Uscì dall’edificio e raggiunse la sua Thunderbird rossa del 1955 con capote fra il sibilo dei proiettili e fuggì dal museo. Inquieto, perché beffato da Lupin, il ladro misterioso iniziò a riflettere ad alta voce dicendo fra sé e sé:
- Ti credi irraggiungibile, Lupin III, ma ti troverò! –

continua

Marco "Doc Ock" Poggi


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“LUPIN III- IL PRIMO COMPLICE NON SI SCORDA MAI.”

Un racconto di Marco Poggi, basato sul personaggio di Monkey Punch e sullo special tv numero 9 del 1997, “WALTHER P. 38 – THE ISLAND OF ASSASSINS”, in Italia conosciuto col titolo di “NOME IN CODICE: TARANTOLA” (SECONDA PARTE).

Nei giorni successivi, si scatenò la caccia ai due ladri per tutta la città. Nel frattempo Lupin III si era rintanato nel suo nascondiglio. Sdraiato sul letto, contemplava l’“Occhio della Veggente” che aveva avvicinato all’occhio sinistro. Lupin, che era già molto curioso a quel tempo, voleva capire se la leggenda che circondava il diamante fosse vera. Iniziò, così, a scrutare e a girare il diamante a destra e a sinistra, finché alcune immagini non iniziarono a prendere forma davanti al suo occhio. Il giovane vide l’immagine sfocata di una 357 Magnum che stava sparando e che uccideva un uomo pelato e con gli occhiali scuri in una collina delle isole greche. La pistola era brandita in maniera ferma e professionale da un uomo vestito di nero. Lupin vide la mano destra dell’uomo raccogliere un cappello nero e avvicinarselo alla testa. Il ladro, curioso di vedere il volto dell’uomo in nero, continuò a girare il diamante, ma tutto ciò che vide era il dettaglio della bocca dell’uomo che fumava un mozzicone di sigaretta. Poi, un lampo, e l’immagine cambiò. Lupin vide sé stesso che correva a perdifiato, inseguito da un uomo che brandiva un paio di manette. L’uomo aveva una bocca grande, delle gambe storte, degli occhi decisi e un impermeabile tipico dei detective. Era un poliziotto e sembrava che stesse dicendo qualcosa ad alta voce. Sembrava essere sopravvissuto a chissà quale esplosione, perché gli abiti erano molto malridotti e logori. Un altro lampo e Lupin vide la lama di una spada giapponese che tagliava in due un’ascia affilata. L’uomo, che teneva in mano la spada e indossava il tipico kimono dei samurai giapponesi, era calmo e deciso. La sua spada deviava le pallottole, sparate da una mitra, e la sua agilità era sorprendente. Compiva, infatti, balzi sorprendenti e attorno a lui, alberi e lamiere di ferro erano tagliati in due parti. Un altro lampo e Lupin vide sé stesso che stava in una camera da letto, pronto a saltare. Davanti a lui c’era una donna prosperosa dai capelli rosso fuoco che si vedeva solo di spalle. La donna pareva spaventata, ma Lupin non arretrò il passo e le saltò addosso. Qualche secondo più tardi, però, si ritrovava proiettato nel muro, perché la donna l’aveva respinto con un calcio. Il ladro, però, non si dava per vinto e tornava alla carica, cercando di avvicinarsi a quel corpo divino e a quelle mammelle enormi, ma tutto ciò che ebbe dalla donna furono schiaffi e graffi in faccia.
All’improvviso, un rumore che proveniva da fuori del suo nascondiglio, distorse Lupin dalla sua “contemplazione”. Un “ospite” non invitato aveva calpestato un ramo e l’aveva rotto. La faccia scimmiesca del giovane Lupin si fece furba, mentre la sua mano sinistra ripose in un cassetto il diamante. Il nascondiglio di Lupin era nei boschi, ma ciò che vide il ladro dalla finestra erano solo delle foglie secche cadute dagli alberi. Dando retta al suo istinto, però, Lupin s’avvicinò alla porta, brandendo la sua Walther e attendendo in silenzio che accadesse qualcosa. E, infatti, qualcosa accadde. Il pomello di ferro della porta si disintegrò davanti ai suoi occhi e qualcuno entrò di soprassalto. Lupin, senza scomporsi, caricò il cane del suo revolver e avvicinò la canna alla testa dell’ultimo arrivato. l pomello di ferro della porta si disintegrò davanti ai suoi occhi e qualcuno entrò di soprassalto. Lupin, senza scomporsi, caricò il cane del suo revolver e avvicinò la canna alla testa dell’ultimo arrivato.
- Ciao, spione! – iniziò a dire, sorridendo – Non lo sai che é ineducato entrare in casa d’altri senza essere invitati ? Inoltre, mi devi anche un pomello nuovo! – e l’ultimo arrivato rispose:
- Ehi, ehi, calma signor Lupin III, non voglio farti del male! – un sospiro e poi chiese – Posso alzare la testa ? – e Lupin, aggrottando le ciglia, disse:
- Certo, ma niente mosse false! – l’uomo alzò la testa, si girò di fronte a Lupin e il nostro esclamò:
– Ehi, ma sei il mio rivale dell’altra sera! –
- Si, sono io! – rispose l’ultimo arrivato.
- Come mi hai trovato, non lo sai che il mio nascondiglio è segreto ? – domandò Lupin, non abbassando la sua arma.
- Non per certi informatori e quelli che frequento io sanno tutto! – rispose l’uomo.
- Okay, mi hai trovato, ora che si fa ? Duello western, arti marziali, boxe, coltello, spada, scegli tu l’arma! –disse Lupin.
- No, no, no! – affermò l’uomo – Sono qui perché sono rimasto stupefatto dalla tua tecnica ladresca e volevo diventare il tuo “socio in affari”! – Lupin abbassò la pistola e ripeté:
- Diventare il mio “socio in affari” ? Interessante, ma…Non è che sei venuto per qualcosa ? –
- E per che cosa ? – Lupin si avvicinò al cassetto, dove aveva riposto il diamante, l’aprì, tirò fuori il prezioso e glielo lanciò dicendo:
- Per riprenderti questa pietra, che l’altra sera volevi rubare a me! –
- Inizialmente si! – disse l’uomo misterioso – Ma perché essere rivali, visto che gli altri ci credono complici ? – l’uomo, dopo averla controllata per alcuni secondi, restituì la pietra a Lupin, lanciandogliela a sua volta e Lupin, afferrando il diamante disse un secco:
- No! Non mi metto in affari con un assassino! – e l’uomo, digrignando i denti, chiese:
- Perché ? – e Lupin:
- Io non uccido poliziotti! Si, certo, li prendo in giro, li tramortisco, ma non li uccido come hai fatto tu! – e l’uomo:
- Potrei “cambiare tattica”, pur di entrare nella tua banda! – e Lupin, riponendo il diamante nel cassetto, esclamò:
- Non c’è nessuna “banda Lupin”, c’è Lupin III e basta! – e l’uomo:
- E non ti senti solo, non hai voglia di sfogarti con qualcuno ? – e Lupin:
- Tu, forse ? Cosa sai fare ? –
- Ohh, mi diletto in gas e solventi, oltre che essere un abile pistolero! – disse l’uomo.
- Come ti chiami ? – chiese Lupin.
- Tom Timble, ma mi chiamano anche “Serpente Velenoso”! – rispose l’uomo.
- IIIKK!, CHE ORRORE DI SPORANNOME! – esclamò Lupin, inorridito.
-Sarà bello il tuo, “faccia da scimmia”! – ribatté l’uomo.
- Ah, ah, ah, ah! – si mette a ridere Lupin – Sei divertente, amico, forse non sei così irrecuperabile! – e l’uomo, sorridendo disse:
- Vuoi dire che mi prendi come tuo socio ? – e Lupin III:
-UH-MMMM! – borbottò Lupin, facendo sì col capo – Ma ad un patto: tu sparerai per uccidere quando lo dirò io e se io lo riterrò necessario! -
- D’accordo, socio! – disse l’uomo tendendogli la mano.
- Si, socio! – rispose Lupin, prendendogli la mano – Ma da ora in poi ti chiamerai “Quicky Tom”, Tom “lo Svelto” di mano e di testa! – e Tom, scuotendo le spalle esclamò:
- D’accordo, sei tu il capo! – e Lupin:
- Cerca di non dimenticarlo, Tommy boy! E ora, per cementare la nostra amicizia, andiamoci ad ubriacare in un localino che conosco io…Ci sono donne in topless da favola…SLURP! – esclamò, sbavando addosso – Roba d’alta classe, non ragazze di poco conto! – e Tom:
- D’accordo, Lupin, andiamoci ad ubriacare, fai strada che io ti seguo! – e i due uscirono dalla capanna come vecchi amici del college.
Passarono molti mesi, e Lupin e Tom organizzarono molti furti clamorosi assieme. Erano i ladri più ricercati dalle polizie di tutto il mondo, i giornali davano risalto alle loro imprese, anche se le prime pagine erano dedicate solo a Lupin. Tom soffriva nel vedere solo la faccia del suo socio nei notiziari ed iniziava a covare una certa invidia. Voleva la gloria e la fama, voleva la sua foto in prima pagina, voleva essere riconosciuto con qualche appellativo migliore di “complice del re dei ladri”. Lupin, però, lo rincuorava, dicendogli di lasciar perdere i commenti dei mass media.

continua

Marco "Doc Ock" Poggi


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“LUPIN III- IL PRIMO COMPLICE NON SI SCORDA MAI.”

Un racconto di Marco Poggi, basato sul personaggio di Monkey Punch e sullo special tv numero 9 del 1997, “WALTHER P. 38 – THE ISLAND OF ASSASSINS”, in Italia conosciuto col titolo di “NOME IN CODICE: TARANTOLA” (TERZA PARTE).

Una sera, a Chicago, Lupin era fuori, mentre Tom era rimasto nel nascondiglio per testare nel laboratorio alcuni composti chimici. Gas lacrimogeni, acidi che squagliavano i metalli e combustibili che s’incendiavano a contatto con l’aria non erano un segreto per lui, che aveva una laurea in chimica. Tom lavorava febbrilmente, covando dentro di sé la convinzione che un giorno sarebbe divenuto più famoso del suo socio. Quando Lupin III rincasò, Tom era ancora rintanato nel suo laboratorio. Fu Lupin a distoglierlo dai suoi esperimenti, entrando furtivo nella stanza e dicendo:
- Buonasera, Tom, non dai il benvenuto al tuo amico che è ritornato ? –
- Era ora, Lupin. Dove sei stato tutto questo tempo ? – domandò Tom, ancora intento a scrutare il suo microscopio.
- Viene in salotto e te lo dirò, “scienziato”. – gli rispose il ladro.
Quando i due si furono accomodati in salotto, Lupin offri a Tom un bicchiere di whisky ed iniziò a dire:
- Sai dove sono stato, Tom ? A casa di don Germano Acquasanta, uno dei boss più potenti di Chicago. L’uomo che possiede un’inestimabile collezione di monete antiche, che a me fa gola da qualche tempo! – e Tom, bevendo velocemente il suo whisky, ripeté:
- Don Germano Acquasanta ? Tu sei riuscito a scampare alla morte, entrando ed uscendo incolume dalla villa di quel mafioso ? Ma come hai fatto ? – e Lupin, lanciandogli una maschera di gomma che aveva tirato fuori dalla tasca della sua giacca, gli rispose:
- Con questa! E’ la riproduzione esatta della faccia di uno dei suoi tirapiedi, che ho ovviamente narcotizzato, prima di entrare nella sua casa! – e Tom, sorridendo, disse:
- E’ fantastico…Ora fammi vedere le monete! – ma Lupin, con un ghigno, confessò:
- Ih, ih, ih! Non le ho con me! – e Tom, gettando la maschera a terra e prendendo Lupin per il bavero della giacca, esclamò :
- Tu sei pazzo! T’infiltri in un covo di mafiosi per rubare quelle monete preziose e torni qua a mani vuote! – e poi chiese – Perché ? –
- Perché sarebbe stato troppo facile gabbare don Germano, in questo modo! – gli rispose, liberandosi dalla presa.
- Raccontami ciò che hai fatto! – disse Tom, digrignando i denti.
- Dovevi vederlo, amico mio. – iniziò a dire Lupin – Quando sono entrato nello studio di don Germano, infiltrandomi fra le sue guardie del corpo, il vecchio era intento a rimirare la sua collezione di monete, con la lente d’ingrandimento. Guardandomi attorno, capii che il mafioso era pieno di roba di valore (gioielli, quadri, candelabri dorati). Tesori sottratti ai legittimi proprietari con il sangue, tesori che avevano reso don Germano una persona ricca e potente. Roba che il vecchio neanche guarda con interesse, perché ritiene che le sue monete preziose abbiano un valore più grande! Dovevi vederlo come le rimirava una per una con avidità. Mi domando perché uno zotico come don Germano possa meritarsi tutto questo “ben di Dio”, quando noi “poveri ladri” ci dobbiamo accontentare delle briciole. – Tom, iniziando a perdere la pazienza, lo interruppe e imprecò:
- Sorvola su queste inezie e dimmi perché non gli hai sfilato subito dalle mani quelle monete! – e Lupin, sorridendo:
- Perché l’ho sfidato! – e Tom, stupito, esclamò:
- Coosa ? Ti sei fatto scoprire così ? Ma sei pazzo! –
- Quel grassone baffuto aveva bisogno di una lezione, Tom, e non appena sono entrato nel suo studio, mi sono tolto volontariamente la maschera, rivelandomi a lui! – disse Lupin – Poi, estraendo la mia Walther d’argento, gli dissi: “Entro tre giorni, don Germano, ti sottrarrò le tue preziose monete!” Dopodiché, scappai via, lasciando il mafioso e i suoi uomini con un palmo di naso! – e Tom chiese:
- E tu, dopo tutta quella fatica che hai fatto per entrare nella dimora di quel tipo, vorresti ritornarci entro tre giorni, per rubare le monete ? – e Lupin:
- Si, non è geniale ? – e Tom, rispose:
- No, è stupido! Potevi prenderti il malloppo, prima di andartene. Ora don Germano starà all’erta e potrebbe ucciderti, se tu ritornerai a casa sua! – e Lupin:
- Si, ma almeno sarà stimolante. Entrare nella villa di don Germano Acquasanta, il boss più protetto di Chicago, è stato una cosa così facile per me, che quasi mi mettevo a piangere! – poi, vedendo Tom verde dalla rabbia, Lupin gli domandò - Cosa c’è che non va, Tom, non ti piace la mia idea ? -
- No. Mi sono ricordato che ho da fare in laboratorio! – gli rispose Tom – Complimenti, signor Lupin III, spero che ti sparino a vista, non appena ritornerai in quella villa! – e chiuse la porta a chiave, lasciando un Lupin pensieroso e deluso.
Un paio di notti dopo, un uomo vestito di nero era abilmente entrato nel giardino della villa di don Germano Acquasanta, che si trovava fuori città. Abilmente uccise le guardie che si trovavano all’esterno della villa, usando il filo di ferro che nascondeva nell’orologio da polso. Poi con un balzo, il ladro in nero arrivò sul tetto e con i grimaldelli forzò la finestra dello studio del mafioso. Entrato dentro, si mise gli occhiali ad infrarossi, per poter vedere al buio, e si diresse verso la cassaforte, nascosta dietro ad un quadro vicino alla scrivania. Con abilità, il ladro tirò fuori della sua sacca, che si era portato dietro, un congegno elettronico per scoprire la combinazione della cassaforte e dopo un minuto e mezzo l’aprì. I suoi occhi riconobbero subito ciò che stava cercando: le monete antiche così tanto care a don Germano e fece un breve sussulto di gioia. Le sue mani stavano per impadronirsi del malloppo quando la luce si accese di colpo. Il ladro si voltò di scatto e trovò davanti ai suoi occhi don Germano Acquasanta, accompagnato da alcune guardie del corpo, che lo teneva sotto tiro. L’uomo mascherato fece per prendere la sua pistola per difendersi, ma una delle guardie fu più rapida di lui e, con un colpo preciso, gli prese il braccio destro. La pistola automatica cadde a terra e, con la mano sinistra, il ladro si strinse il braccio destro ferito. Don Germano Acquasanta sorrise sotto i baffi e con un cenno ordinò a due dei suoi guardaspalle di portargli il ladro, perché lo voleva vedere in faccia. Le due guardie obbedirono all’ordine e trascinarono il ladro al cospetto di don Germano.
- Bene, bene, bene. – iniziò a dire uno dei boss più potenti di Chicago - E così, sei tornato nella mia villa per sottrarmi le monete antiche, come avevi detto, Lupin III, eh ? Beh, ti comunico che hai fatto male i tuoi calcoli, ladruncolo da strapazzo! Ma perché quella maschera nera, Lupin ? Fatti vedere in faccia, codardo! – e con vigore, tolse con la mano sinistra la maschera al ladro ferito – Cooosa ??? – imprecò il boss, gettando la maschera a terra – Ma tu non sei Lupin III! – e il ladro, ripeté sorridendo:
- No, don Germano Acquasanta, non sono Lupin III! Sono un ladro che è stufo di dover essere il numero due del giro! –
- E come ti chiami ? – domandò il boss, prendendolo per i capelli – Avanti, dimmelo! Come ti chiami ? – e il ladro:
- Tom Timble, detto “Serpente velenoso”, signore. – fece un sospiro e poi confessò – Sono il complice di Lupin III! –
- Come ? Lupin è così codardo da mandare un suo sottoposto a derubarmi ? – urlò don Germano – Ragazzi, - si rivolse ai suoi “gorilla” – conoscete quest’uomo ? –
- No, non lo conosco. – disse uno, armato di mitra.
- Neanch’io, don Germano. – confessò un secondo, con una 38 special in mano.
- Aspetti, mi faccia pensare, don Germano…Ma si! – esclamò un terzo, armato di Luger – Era sul giornale accanto a Lupin…Non l’avevo riconosciuto subito…E’ il complice di Lupin, anche se non mi ricordavo il suo nome. Sa, signore, io non faccio caso ai complici dei grandi ladri! –
Don Germano si voltò verso Tom Timble e, dopo aver caricato la sua 357 Magnum, gli chiese:
- Ora dammi una buona ragione perché non debba farti saltare il cervello, okay ? – e Tom:
- Volevo anticipare Lupin sul tempo e soffiargli le monete antiche dalle mani! – e il boss, colpendolo forte con il calcio della pistola, esclamò:
- Maledetto! Per una stupida lite fra complici, tu ti sei intromesso nella sfida fra me e Lupin III! Cosa devo farne di te, dimmelo ? – e Tom, rialzando la testa, gli rispose:
- Aspetti! Potremmo metterci d’accordo assieme. Possiamo incastrare Lupin…Non prema quel grilletto, don Germano! – e il boss, arrabbiato, disse:
- No, tu potresti fregare anche me. Addio! –
Don Germano puntò la canna della sua arma in mezzo alla fronte di Tom. Il giovane ladro iniziò a sudare freddo, perché pensava che i suoi ultimi istanti di vita erano suonati. Guardò il viso del mafioso che rideva sotto i baffi e iniziò, fra sé e sé, a maledire Lupin III perché non aveva rubato subito le monete. Poi, mentre il destino del cosiddetto “Serpente Velenoso” stava per compiersi, una buffa risata si sparse per tutta la stanza.
- Chi diavolo ride così ? – iniziò a dire don Germano, gettando un occhio dappertutto – Chi si beffa di me ? – e la voce proveniente dal nulla, smise di ridere e gli rispose:
- Sono Lupin III, don Germano! Sono venuto a sottrarle le monete, come le avevo promesso! –
- Lupin III ? – dissero tutti.
- Non ho bisogno del tuo aiuto, Lupin! – gridò Tom – Sei forse venuto a farti beffe di me ? –
- Sta zitto, tu! – esclamò una delle due guardie che trattenevano Tom Timble.
- Si, sta zitto, mistificatore da quattro soldi! – ripeté don Germano, colpendo “Serpente Velenoso” alla mascella e facendolo svenire – Lupin! – urlò, volgendo lo sguardo verso l’alto – Dove ti sei nascosto ? – e Lupin, ridendo:
- Ih! Ih! Ih! Indovina un po’ ? –
Don Germano iniziò a sparare verso la parete, perché credeva che da quella direzione provenisse la voce. Sapeva che Lupin III era abile a travestirsi anche da oggetto inanimato, lo aveva imparato in Giappone da un vecchio ladro. Ma Lupin, ridendo, lo rimproverò dicendo:
- Don Germano, don Germano…No, no, no! Così rovini solo il tuo studio. Pensaci bene, non sono nascosto dietro una parete! –
Il boss, allora, si ricordò che Lupin III era anche un abile ventriloquo. E supponendo che uno dei suoi uomini fosse, in realtà, il ladro che l’aveva sfidato, iniziò a scrutarli uno per uno.
- Lupin, non ti servirà a nulla esserti travestito da guardia del corpo! – esclamò don Germano – Credevi che cascassi nel tuo trucco una seconda volta ? So che sei qui e lo proverò così! –
Don Germano iniziò a pizzicare sulle guance i suoi stessi tirapiedi, sperando di trovare il ladro, che credeva si nascondesse fra i suoi celandosi dietro una maschera di gomma. Gli uomini non opposero resistenza, perché don Germano puntava loro la canna della pistola sulla fronte. Con le dita della mano sinistra, il boss di Chicago pizzicava il volto dei suoi uomini, ma nessuno sembrava avere una maschera di gomma sul volto. Allora, si chinò a terra verso lo svenuto Tom, pensando che Lupin si fosse travestito apposta da complice per sorprenderlo, e gli toccò la faccia. Ma anche il “Serpente Velenoso” non portava maschere di gomma. Impazzito, don Germano stava per urlare, quando, all’improvviso si aprì la porta. Tutti si voltarono e riconobbero…UN ALTRO DON GERMANO ACQUASANTA, che sembrava stordito da un colpo in testa.
- Ahh! – si lamentava il secondo Germano Acquasanta, toccandosi la testa con la mano destra – Che cosa avete da guardare ? Non mi riconoscete ? Sono il vostro capo, quello che vi comanda è Lupin travestito da me! Lo so perché alcuni minuti fa mi ha dato un colpo in testa con il calcio della sua pistola, approfittando del buio! –
- Non credetegli! – esclamò il primo don Germano – E’ Lupin travestito…Catturatelo! –
- Non dire sciocchezze, Lupin! – imprecò il secondo boss – Sei un abile ventriloquo, puoi aver inscenato tutto quanto, per farti beffe dei miei uomini! Ragazzi! – ordinò, rivolgendosi alle guardie del corpo – Prendete e immobilizzate questo impostore con una robusta corda! –
E le guardie del corpo, arrabbiate perché il primo don Germano le aveva sottoposte alla “Tortura della guancia”, obbedirono all’ultimo arrivato e immobilizzarono colui che fino a pochi istanti prima dava gli ordini. Dopodiché, lo legarono con una corda, come da ordini e resero omaggio al secondo don Germano.
- Bene. – disse don Germano all’uomo legato – E così, Lupin, credevi di abbindolarmi travestendoti da me per impossessarti delle mie monete antiche, vero ? –
- Maledetto…Io non sono Lupin…Tu lo sei! AHH! – si prese un bello schiaffo da don Germano:
- Non dire bugie, Lupin, il tuo gioco è scoperto! – esclamò il mafioso avviandosi verso la cassaforte, dando una rapida occhiata a Tom, che era ancora svenuto – Ti eri accordato con il tuo complice per raggirarmi, ma ti è andata male! -
Don Germano prese le monete dalla cassaforte e le mostrò al suo sosia dicendo:
- Volevi prendere queste, vero ? Ma ti è andata male! – ed iniziò a ridere come uno scemo, mettendosi le monete in tasca.
- Riconoscerei questa risata anche all’inferno! – esclamò il don Germano legato – Tu sei Lupin III, come avevo detto prima! La tua risata, ti ha tradito, dannato ladro! – e il secondo don Germano, continuando a ridere, confessò:
- E va bene, don Germano, hai vinto tu. Sono io il vero Lupin III! – e si strappò la maschera dal volto.
- Uccidetelo! – ordinò don Germano, mentre faceva cenno ad un suo uomo di slegarlo dalle corde.
- Se fossi in voi non farei delle mosse brusche, ragazzi! – disse Lupin, impugnando la Walther P. 38 d’argento con la mano destra e un telecomando con la mano sinistra - Ho piazzato dei microfoni l’ultima volta, che possono fare dei danni irreparabili, se sfioro questo tasto. –
Gli uomini indietreggiarono e Lupin si chinò verso Tom per svegliarlo e avvertirlo che era il momento di scappare. Tom si riprese e Lupin commise l’errore di voltarsi verso il complice per un secondo. Gli uomini di don Germano cercarono di approfittare della situazione per sorprendere il ladro, ma questi schiacciò il bottone del telecomando e subito la parete dietro a lui esplose. Poi, nello stesso tempo, fece fuoco con la pistola e colpì un paio di guardie. Don Germano cercò d’impossessarsi della sua 357 Magnum, ma fu anticipato da Tom che, ancora semi-incosciente, fece fuoco con la sua automatica, uccidendo il boss. Indietreggiando, Lupin III e Tom Timble uscirono dal buco, lasciando i killer del boss con un palmo di naso. I proiettili dei mitra fioccarono, però Lupin e Tom raggiunsero lo stesso la Mercedes che partì a razzo.
Quando furono lontani dal crepitio delle pallottole, la macchina rallentò e Lupin e Tom iniziarono a parlare.
- Beh ? Non mi ringrazi ? – iniziò a dire Lupin.
- No! – disse Tom – Stasera salvandomi la vita mi hai umiliato! – e Lupin:
- Ah, sul serio ? Ma non eri tu quello che voleva tradirmi, prendendosi le monete tutte per se ? – cambiò tono e poi chiese – Cosa volevi dimostrare, Tom, che eri più bravo di me ? – e Tom, livido di rabbia, rispose:
- Pensa quello che vuoi! Ahhh! – si toccò la spalla destra.
- Ti fa male ? – chiese, ancora, Lupin – Andiamo nel nostro nascondiglio a medicare quella ferita! – e Tom:
- Non fare il buon Samaritano con me, Lupin III, non ci casco. Non scorderò mai questa tremenda umiliazione! – e Lupin, cambiando discorso, domandò:
- Non era necessario che uccidessi don Germano, Tom! Perché lo hai fatto ? –
- Volevo pareggiare un conto…Mi ha trattato come un leccapiedi! – rispose Tom.
- Ora dovremo scappare da Chicago, per non incorrere nella vendetta dei suoi uomini. – disse Lupin.
- Tu hai in mente un luogo sicuro ? – chiese Tom.
- Si, le Hawaii. – rispose Lupin - Partiremo domani all’alba. Ho in mente un colpo niente male, che ci frutterà un bel po’ di danaro per “certe” altre imprese che ho in mente! –

continua

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“LUPIN III- IL PRIMO COMPLICE NON SI SCORDA MAI.”

Un racconto di Marco Poggi, basato sul personaggio di Monkey Punch e sullo special tv numero 9 del 1997, “WALTHER P. 38 – THE ISLAND OF ASSASSINS”, in Italia conosciuto col titolo di “NOME IN CODICE: TARANTOLA” (QUARTA PARTE).

Tom non rispose al suo complice, lasciò che Lupin fantasticasse ad alta voce. Arrivati al nascondiglio, mentre Lupin s’informava sul primo volo per le Hawaii al telefono, Tom Timble, chiuso nel suo laboratorio, si medicava la spalla. Il suo volto era cupo, la sua delusione era grande. Il giovane ladro voleva battere sul tempo colui che era definito il “principe dei ladri”, soffiandogli dalle dita le monete antiche di don Germano Acquasanta, ma questi si dimostrò più scaltro e più abile di lui. L’unica maniera per lavare l’onta subita, era quella di fargliela pagare cara. Iniziò, così, a studiare un metodo per troncare quest'alleanza definitivamente. Uccidere Lupin III a Chicago sarebbe stato semplice, ma il nipote del famoso ladro francese si meritava un trattamento diverso. Lupin III doveva morire, certo, ma morire in maniera spettacolare e per mano del suo “amico” Tom Timble. Così, il giovane ladro rimandò la sua vendetta e, silenziosamente, iniziò a mettere tutto il suo necessario in valigia, in vista di quello che sarebbe diventato il suo ultimo viaggio che avrebbe fatto assieme a Lupin III.
Il giorno dopo, i due ladri, travestiti da prete (Tom) e da suora (Lupin III), presero il primo volo per le Hawaii. Tom fissava Lupin, che gli parlava di belle donne, e se lo immaginava con una pallottola in pieno petto. Odiava la sua risata, odiava il suo volto da scimmia, odiava il suo modo di comportarsi e gli invidiava la fama e l’intelligenza. Solo una cosa amava del suo complice: la Walther P. 38 d’argento. Già, quell’arma che faceva di Lupin III un ladro elegante e nobile. Tom non era imparentato con un ladro famoso, ma credeva che se avesse avuto fra le mani quella pistola, almeno si sarebbe sentito più importante. Con la Walther P. 38 nelle sue mani, avrebbe dimostrato al mondo che non solo avrebbe ucciso il “principe dei ladri”, ma che avrebbe avuto anche il rispetto e la fama che il fato gli aveva sempre negato.
L’aereo atterrò alle Hawaii in orario e, dopo essersi sbarazzati dei loro travestimenti ecclesiastici nel bagno dell’aeroporto, Lupin III e Tom Timble chiamarono un taxi e si fecero portare al “WAIKIKI HOTEL”, dove prenotarono una camera facendosi passare per due giornalisti. Lupin si diede alla pazza gioia, frequentando donne, spiaggia e night club, mentre Tom si chiuse in camera, allestendo il suo laboratorio scientifico. Lupin III non comprendeva, o fingeva di non comprendere, la ragione dell’isolamento del suo complice e, scrollando le spalle, lo lasciò alle sue formule chimiche. Dopo qualche giorno, la Mercedes SSK gialla di Lupin III, guidata da un impiegato di una ditta di trasporti americana, si fermò davanti al “WAIKIKI HOTEL”. Il ladro, infatti, aveva chiesto che la sua auto, che era parcheggiata nei pressi dell’aeroporto di Chicago, gli fosse riconsegnata alle Hawaii. Soddisfatto, Lupin aprì uno sportello dell’auto e tirò fuori una mappa arrotolata. Dopodiché, salì in camera e avvertì Tom che era giunto il momento d’illustrargli il suo piano. Lupin non perse tempo e iniziò a dire al suo complice:
- Tom, il momento di agire è vicino. Spero che tu abbia messo da parte la delusione del nostro ultimo colpo, perché stavolta ho bisogno del tuo aiuto per portare a buon fine il piano! -
- Sono tutt’orecchi e occhi, Lupin! – esclamò Tom, chinandosi sulla mappa.
- Il nostro obiettivo è questa banca, la “FIRST HAWAIIAN BANK”! – disse Lupin, indicando l’edificio in questione, contrassegnato da una croce – E’ la banca più fornita delle Hawaii, più di 100 milioni di dollari d’introiti ogni mese, messi in cassaforte! Noi la rapineremo e fuggiremo in auto! –
- E i poliziotti ? – chiese Tom.
- Li semineremo al “Picco del diavolo”, in questa zona! – rispose Lupin, indicando un picco vicino alla spiaggia – Raggiunto il Picco, metteremo tutti i soldi rubati dentro un piper e fuggiremo per via aerea. – e Tom, sorridendo, disse:
- Un ottimo piano, Lupin. Poi, cosa faremo ? Ci divideremo il “malloppo” ? – Lupin scosse la testa e affermò:
- Per niente, Tom! Questo denaro serve per finanziare altri colpi più ambiziosi e non dev’essere speso per i nostri capricci! D’altronde, è solo una banca “infarcita” di dollari, senza particolari sistemi di sicurezza! – e Tom, stupido, domandò di nuovo:
- Allora, perché la rapiniamo ? – e Lupin replicò, sorridendo:
- Perché dei ladri non fanno la fila per prelevare dei soldi…Svuotano la cassaforte e basta! –
- Quando agiremo ? –
- Domani a mezzogiorno, Tom! – sentenziò Lupin – Occupati del noleggio del piper, Tom, i tempi dovranno essere rispettati al secondo e niente dovrà andare storto! –
- Bene, Lupin, ci siamo intesi! – disse Tom, sorridendo.
- Sono contento che tu sia d’accordo con me, Tommy boy. Ora, amico mio, che ne diresti di venire con me al night club per vedere le ballerine hawaiane, ballare la hula ? – domandò Lupin.
- No, Lupin, grazie! – rispose Tom – Ho da fare in laboratorio, lo sai! –
- Certo che sei strano, amico. E' da quando che siamo venuti alle Hawaii che sei strano! – esclamò Lupin, avviandosi verso l’uscita – Invece di divertirti e uscire fuori, passi tutto il giorno in quel tuo laboratorio puzzolente! A volte mi chiedo perché ti ho preso con me come socio! –
- Me lo chiedo anch’io, Lupin, me lo chiedo anch’io! – digrignò Tom, fra i denti.
- Beh, fa come vuoi, io non mi perderò di certo le ballerine di hula! Ci si vede, “musone”! – disse Lupin, facendo una smorfia e chiudendo la porta.
Tom, senza ripensarci, tornò in laboratorio. Il colpo alla “FIRST HAWAIIAN BANK” era l’occasione giusta per attuare la sua vendetta. Secondo il suo piano, il momento migliore per far fuori Lupin III era al “Picco del diavolo”, non appena il piper avrebbe spiccato il volo con il denaro a bordo. Ma per ingannare una volpe come il nipote di Arsène Lupin, Tom Timble doveva trovare la maniera di rallentarne, per alcuni istanti, i riflessi. Per farlo, quindi, il ladro-scienziato tornò a lavorare ai suoi composti chimici, per creare la formula di un gas stordente. Quando l’ebbe trovata, Tom prese il suo orologio multi-uso e lo truccò in modo che potesse anche spruzzare nuvole di gas stordente.
- Eureka, ci sono riuscito! - pensava tra sé e sé - E’ sufficiente che quella “faccia da scimmia” di Lupin sia davanti al mio orologio, per potergli spruzzare questo mio ritrovato! Già m’immagino il suo stupore quando indietreggerà per via del gas, ma soprattutto quando gli sottrarrò la sua preziosa Walther p. 38 d’argento e gli sparerò un colpo al cuore! – poi scoppiò a ridere – AH! AH! AH! Farà un tuffo memorabile dall’aereo e io avrò finalmente la fama che merito! Ora, non mi resta che attendere l’alba per affittare il piper, non vorrei che il mio socio si lamentasse troppo! – infine esclamò – Lupin, povero sciocco credulone, goditi le tue ballerine di hula, domani sarai sottoterra ed io sarò ricco! -
l giorno seguente, Lupin III e Tom Timble, travestiti da turisti, arrivarono nei pressi della “FIRST HAWAIIAN BANK”. Era quasi mezzogiorno, l’ora fissata dai due ladri per la rapina. Con tranquillità, Lupin parcheggiò la sua Mercedes SSK ed entrò in banca. Tom fece lo stesso. Nello stesso momento, quattro uomini con impermeabile nero e cappello calcato negli occhi, spiavano le mosse di Lupin e di Tom, da un vicolo buio.
- Sono entrati in banca! – disse uno dei quattro – Li ho riconosciuti anche travestiti da turisti. Si, non ci sono dubbi, sono Lupin III e il suo socio, Tom Timble! -
- Credevano di farla in barba agli uomini don Germano Acquasanta, ma la vendetta, alla fine, sarà nostra! – intervenne il secondo.
- Che cosa facciamo ? – chiese il terzo – Irrompiamo nella banca e li uccidiamo ? –
- Io ci sto, facciamo fuori quelle canaglie che hanno ucciso il nostro capo! – esclamò il quarto.
- No, ragazzi, ho un’idea migliore! – disse di nuovo il primo mafioso – Lasciamoli fare, poi, quando si crederanno al sicuro, interverremo! –
A mezzogiorno spaccato, Lupin III e Tom Timble si tolsero i travestimenti, ed estrassero le loro pistole.
- Okay, okay, tutti fermi, questa è una rapina! – esclamò a gran voce Lupin.
Gli impiegati e i clienti della banca alzarono subito le mani, ma uno dei poliziotti di guardia riuscì lo stesso ad estrarre velocemente la sua arma dalla fondina. Stava per fare fuoco contro i ladri, quando una pallottola della 45 automatica di Tom Timble lo raggiunse e gli spaccò il cranio in due. L’uomo stramazzò al suolo senza vita, mentre Lupin, inorridito, rimase ad osservare il sangue del poliziotto che colava sul tappeto.
- Dovevo farlo, altrimenti ci avrebbe uccisi, Lupin! – disse Tom, rompendo quel silenzio tombale.
- Forse! – ribatté Lupin – Ma è stato lo stesso una cosa terribile, potevi semplicemente disarmarlo, no ? –
- No, ci avrebbe uccisi senza esitazione, Lupin! – rispose seccamente Tom – Ora dimmi, cosa devo fare ? – e Lupin estrasse un po’ d’esplosivo al plastico dalla sua giacca e disse al suo socio:
- Piazzalo nella cassaforte e falla saltare! – poi, rivolgendosi ai clienti, disse – Andatevene via da qui, non vogliamo i vostri soldi, ma solo quelli della banca! Avanti, che cosa aspettate ? Andatevene via, non vedete che c’è scappato già un morto ? – ripeté Lupin, sparando un colpo in aria.
I clienti, impauriti, iniziarono a fuggire dalla “FIRST HAWAIIAN BANK” urlando, mentre Tom collocava l’esplosivo davanti alla porta blindata della cassaforte.
- Co…co…cosa volete ? – chiese, balbettando, un impiegato – Vo…vo…volete ucciderci ? – e Lupin rispose:
- Vogliamo tutti i soldi che stanno in cassaforte! Fra poco ci saranno i fuochi d’artificio, quindi vi consiglio di mettervi tutti al sicuro! –
Tom accese la miccia e andò a nascondersi assieme a Lupin III. Dopo neanche un minuto, la porta blindata saltò per aria. La cassaforte, come Lupin aveva predetto, era piena di dollari. I due ladri, dopo essere usciti dai loro nascondigli, iniziarono a riempire i sacchi di denaro e, a turno, li caricarono in macchina. Dopo aver caricato tutto, Lupin lasciò il suo biglietto da visita (la sua faccia scimmiesca che fa una smorfia) al direttore della banca, che svenne non appena ebbe riconosciuto il ladro.
Stavano per fuggire tranquillamente col bottino, quando un suono a loro familiare fece voltare i due ladri di scatto. Era il suono delle sirene delle auto-pattuglie della polizia! Lupin e Tom si stupirono, soprattutto perché di auto-pattuglie ne arrivarono ben sei! L’arrivo improvviso della polizia, fece sobbalzare anche i quattro killer di don Germano Acquasanta, che videro la Mercedes di Lupin sterzare di colpo e partire a tutto gas.
- La polizia! – esclamò uno – Ora cosa facciamo ? –
- Li seguiamo senza farci notare, per vedere cosa succede! Andiamo, ragazzi, la nostra Ford ci attende! – rispose uno degli altri tre killer.
Frattanto, la Mercedes SSK con motore modificato, con Tom alla giuda, aveva preso letteralmente il volo, mentre Lupin, con la sua Walther p. 38 d’argento, cercava di colpire le gomme delle auto-pattuglie che li inseguivano. Un proiettile andò a segno e tre auto-pattuglie si scontrarono fra loro.
- Sbrigati, Tommy boy, raggiungiamo il “Picco del diavolo”, quest’incidente non li fermerà per molto! – ordinò Lupin al suo complice.
La Mercedes continuò la sua folle corsa verso il “Picco del diavolo”, inseguita dalle rimanenti tre auto-pattuglie e dai killer di don Germano, che si tenevano a debita distanza. Quando Lupin e Tom arrivarono a destinazione (dove li attendeva il famoso piper di colore giallo che li doveva portare in salvo), fermarono la Mercedes di colpo e caricarono velocemente il denaro dentro l’aereo. Poi, Tom si mise ai comandi e il piper iniziò a decollare velocemente, mentre Lupin copriva la fuga del complice, sparando alle auto-pattuglie che avevano raggiunto il Picco. Con un salto, Lupin raggiunse l’aereo che stava spiccando il volo. Il giovane ladro non aveva fatto in tempo a “salutare” sarcasticamente i poliziotti e ad entrare nell’aereo che una nuvola di gas lo colpì in pieno viso, facendolo indietreggiare. Il gas era uscito dall’orologio multi-uso di Tom Timble, che s’impossessò rapidamente della Walther P. 38 d’argento del suo socio per sparargli un colpo a tradimento dritto al cuore.
- Pe... perché, Tom ? – riuscì a balbettare Lupin.
- Perché il mondo è dei più furbi ed io lo sono! Addio, Lupin III, ora sono io il re dei ladri! – esclamò, ridacchiando, il “Serpente Velenoso”.
Lupin III iniziò a cadere nel vuoto, stupito dal tradimento del suo socio. Per la prima volta, era stato tradito da qualcuno di cui si fidava, un uomo che gli aveva anche preso la sua Walther p. 38 d’argento e che gli aveva sparato a bruciapelo. In quegli istanti, Lupin si chiese se la sua vita fosse davvero alla fine, poi cadde in acqua, mentre il piper s’allontanò dalla zona. I killer di don Germano Acquasanta, che erano giunti nei pressi del Picco, si fermarono di colpo ed osservarono col binocolo Lupin precipitare in mare.
- Sembra che a Lupin III sia andata male, il suo socio deve avergli fatto la pelle per prendersi il bottino tutto per sé! – disse il guidatore.
- Nessuno può sopravvivere, cadendo da quell’altezza! Andiamocene! – sentenziò un altro.
- No! – esclamò il guidatore – Lupin III è morto, è vero, ma il suo socio traditore è ancora vivo! –
- Già, è ancora vivo! - ripeté un altro killer – Ed è lui che ha sparato al nostro boss, ricordate ? –
- Me lo ricordo, me lo ricordo! – disse il quarto killer – Non può passarla liscia, uccidiamolo, finché è a tiro, usando il bazooka! –
- Come sei esagerato, compare! – esclamò il guidatore – No, così ci facciamo solo scorgere dai poliziotti, che stanno iniziando a perlustrare la zona per ritrovare il corpo di Lupin! Andiamocene da qui, verrà presto il momento della nostra meritata vendetta, ve lo giuro! – e la Ford nera se n’andò via dal “Picco del diavolo”.

continua

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LUPIN III- IL PRIMO COMPLICE NON SI SCORDA MAI.”

Un racconto di Marco Poggi, basato sul personaggio di Monkey Punch e sullo special tv numero 9 del 1997, “WALTHER P. 38 – THE ISLAND OF ASSASSINS”, in Italia conosciuto col titolo di “NOME IN CODICE: TARANTOLA” (QUINTA PARTE).

La polizia perlustrò la spiaggia, ma non trovò il corpo di Lupin III. Il ladro, benché ferito mortalmente, si era salvato da morte. Aveva nuotato sottacqua finché aveva forza, poi arrivato ad una spiaggia lontana dal “Picco del diavolo”, per la fatica svenne. Il ladro fu ritrovato da una giovane ragazza di diciotto anni, Leilani, che stava pescando perle. Non appena lo vide, la ragazza s’intenerì e lo portò a casa sua per curarlo. Giunta nel bungalow, dove viveva con suo nonno Toniki, Leilani adagiò il corpo di Lupin sul suo letto. Gli levò i vestiti fradici e strappati, gli tolse il giubbotto antiproiettile che aveva fermato la pallottola fatale di Tom Timble, e gli curò la ferita con bende e medicinali. Lupin, nel frattempo, aveva degli incubi e digrignava i denti. Nel suo subconscio, c’era solo Tom che gli sottraeva la sua Walther p. 38 e gli sparava a tradimento.
- Pe…perché, Tom ? – mormorava, mentre nuovamente stava precipitando dal piper – Perché mi hai sparato…a tradimento ? Credevo che fossimo amici! – e Tom sembrava rispondergli sarcastico:
- Amici ? Noi due ? Sei proprio un credulone, Lupin III! Io mi sono unito a te solo per sfruttare il tuo talento e diventare ricco e famoso! –
- No! – urlava Lupin.
- Si, invece! – sembrava contraddirlo Tom – Lo dimostra il fatto che ti ho sparato e sei morto…morto, mortooo! –
- NOOO! – ripeté Lupin, svegliandosi di soprassalto.
Il ladro, in pochi secondi, capì di non essere più sulla spiaggia ferito, ma in un soffice letto. Si guardò il petto e vide una vistosa fasciatura. Poi, si guardò attorno e vide la giovane Leilani e il vecchio Toniki accanto a lui che parlavano.
- Guarda nonno, si è svegliato! – disse la dolce Leilani.
- Do…do…dove mi trovo ? – chiese Lupin.
- Sei a casa mia, straniero! – rispose Toniki – Ti ha trovato mezzo morto mia nipote Leilani, che pesca perle a Waikiki! –
Lupin osservò la ragazza, per qualche minuto. Aveva occhi celesti come il cielo, capelli neri, un corpo da favole e dei seni prorompenti. Ma, soprattutto, aveva un sorriso angelico e un vestito molto esotico. Il ladro fu subito attratto da lei e, senza pensarci due volte, le saltò addosso per tastarle i seni. Ma la ragazza non era una sprovveduta e, con un calcio poderoso, allontanò il voglioso Lupin di qualche metro.
- Ehi, Leilani, ma cosa fai ? – si lamentava Lupin, alzandosi, lentamente in piedi e rimettendosi a letto – Io volevo solo ringraziarti per avermi salvato! –
- E di solito ringrazi così le persone che ti salvano la vita ? – chiese la ragazza.
- Solo le belle ragazze, Leilani, solo le belle ragazze…E tu sei tanto bella, sei bella come un fiore! – arrossì, come un peperone – A proposito, - cambiò tono – non mi sono ancora presentato, io mi chiamo Lupin III! –
- Lupin III ? – ripeté Toniki – E cosa ci facevi mezzo morto sulla spiaggia ? –
- Eh, eh, eh! Un bagno fuori stagione! – rispose, sorridendo, il ladro – E tu, vecchio, come ti chiami ? – e il vecchio:
- Mi chiamo Toniki, faccio il pescatore di perle da quarant’anni, una professione che ho tramandato anche a mia nipote! –
- Pescatore di perle, eh ? - ripeté Lupin – Una professione redditizia! –
- Redditizia ? Mio caro giovanotto, la pesca delle perle è la mia vita, mi sfama e mi fa tirare avanti giorno dopo giorno! – esclamò Toniki.
- Scusami, allora! – ribatté Lupin – Se vi posso aiutare in questi giorni di convalescenza, lo farò volentieri! –
- Solo se mi dirai cosa fai per vivere, Lupin! – disse Toniki.
- Non ti scandalizzi se ti dico che faccio il ladro di professione ? – chiese Lupin.
- E perché mai ? – rispose Toniki, sorridendo – L’avevo capito dalla battuta sulle perle, sai ? –
- Avevi una vistosa ferita vicino al cuore, sai ? – intervenne Leilani – Se il tuo giubbotto antiproiettile non bloccava la pallottola, potevi essere morto! –
- Già, è vero Leilani! – rispose Lupin, guardandosi la ferita.
- Ma chi ti ha sparato ? – chiese Toniki.
- Un conoscente! – rispose Lupin – Un uomo che credevo di conoscere! –
- Comunque, sei stato molto fortunato, Lupin! – disse Leilani - Noi abbiamo soltanto medicato la ferita e messo le bende, ma tu come sapevi che quel tuo conoscente ti avrebbe sparato ? –
- Dammi la giacca, Leilani e lo saprai! – replicò Lupin.
Leilani prese la giacca di Lupin, che era in una sedia, e gliela diede al ladro ferito. Lupin frugò in un taschino segreto e tirò fuori un diamante. Dopodiché, glielo diede a Leilani, che lo guardò stupita.
- Che cos’è ? E’ un dono ? – chiese la ragazza.
- No, è il mio talismano! Si chiama “l’Occhio della Veggente” e si dice che faccia vedere il futuro, Leilani! – rispose Lupin – E’ da un anno e mezzo che lo porto con me! –
- Davvero ? – domandò la ragazza.
- Si, e lo consulto ogni volta che devo compiere un “lavoro” importante! – rispose Lupin – E’ grazie a lui che ho saputo che quel mio…ehmmm…conoscente, mi avrebbe sparato a tradimento! –
- Sei un ragazzo fortunato, se puoi vedere il futuro con questa pietra, Lupin! – disse Leilani.
- Davvero ? Ti piace, Leilani ? – domandò Lupin.
- Si, non mi stancherei mai di guardarlo, Lupin! – rispose la ragazza.
- Allora, è tuo, te lo regalo! – disse Lupin.
- No, Lupin, quello è il tuo talismano! – esclamò Leilani.
- E’ da qualche tempo che mi chiedo perché debba sapere in anticipo il mio futuro, guardando all’interno di un semplice diamante! - cominciò a dire il ladro – Io non voglio viverlo prima che accada, Leilani, io voglio vivere il presente e dimenticare il passato! –
- Davvero ? – chiese Leilani.
- Si, tu mi hai salvato la vita, come posso sdebitarmi con te, se non offrendoti il mio tesoro più prezioso ? – sorrise Lupin.
- Allora, accetto! – disse Leilani.
- Bene! – esclamò euforico il ladro – E visto che abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno…Dammi un bacio Leilani! – si avvicinò alla ragazza, allungando le labbra come la bocca di una piovra.
- Ehi! Ma sei più appiccicoso di un calamaro! – affermò Leilani, allontanandolo con uno schiaffo.
- Ma…ma perché ? – chiese deluso Lupin.
- Lupin, ci conosciamo appena, potrei essere tua sorella minore! – rispose Leilani.
- Lascia perdere, Lupin, mia nipote è un po’ schizzinosa! – disse Toniki.
- L’ho capito dallo schiaffo! Ahia, che male! – esclamò Lupin, toccandosi la guancia.
In poco tempo, Lupin III cominciò a adattarsi alla vita semplice di Toniki e Leilani. Il ladro aiutava i suoi soccorritori nei lavori di casa e accompagnava Leilani a pescare le perle, ogni giorno. Ma quella vita semplice, quasi oziosa, non faceva per lui. Aveva bisogno d’altre sfide, d’altri tesori da scoprire, d’altre casseforti da scassinare. Era un ladro, l’aveva nel sangue, sapeva che non sarebbe rimasto solo a lungo. Doveva andare incontro al proprio destino, doveva solo aspettare che la ferita si rimarginasse per ritornare nuovamente sulla breccia. Quanto a Tom Timble e al suo tradimento, Lupin III passava molte notti agitate, ma non desiderava dargli la caccia per vendicarsi. Sapeva che un giorno lo avrebbe incontrato nuovamente, come sapeva anche che “Serpente Velenoso” non avrebbe speso nessuna delle banconote sottratte alla “FIRST HAWAIIAN BANK”. Infatti, prima di caricare i sacchi sul piper, Lupin aveva spruzzato un particolare solvente chimico spray sulle mazzette che, a contatto con l’aria, disintegrava letteralmente la carta. Lupin, logicamente, era in possesso anche dello spray che annullava gli effetti del solvente, lo nascondeva nella manica sinistra, come nella destra aveva il primo. “Serpente Velenoso” aveva, quindi, perso credendo di vincere. L’unica cosa che aveva effettivamente rubato a Lupin, era la sua pistola d’argento, ma il re dei ladri scoprì presto che non gli era così legato perché detestava le armi da fuoco. Preferiva, infatti, usare il cervello e i trucchi per gabbare il prossimo e, questa volta, avevano gabbato il suo rivale usando le sue stesse armi: i composti chimici. In poche parole, Lupin III se la rideva e passava il tempo a rincorrere la bella Leilani, che lo mandava sempre in bianco.

continua

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“LUPIN III- IL PRIMO COMPLICE NON SI SCORDA MAI.”

Un racconto di Marco Poggi, basato sul personaggio di Monkey Punch e sullo special tv numero 9 del 1997, “WALTHER P. 38 – THE ISLAND OF ASSASSINS”, in Italia conosciuto col titolo di “NOME IN CODICE: TARANTOLA” (SESTA PARTE).

Nel frattempo, a miglia e miglia di distanza, Tom, ignaro del tiro mancino giocatogli da Lupin III, stava guidando una veloce auto sportiva in una difficile strada piena di curve. Era notte, la pioggia cadeva fitta, i lampi si facevano sentire con fragore, ma “Serpente Velenoso” era in ogni modo soddisfatto. Credeva di aver ucciso il suo rivale, oltre ad avergli sottratto il bottino e la pistola d’argento. Sognava un futuro radioso pieno di successi e fama, ma era ignaro del fatto che altre persone erano interessate a lui: gli uomini del boss mafioso don Germano Acquasanta, che lo avevano seguito dalle Hawaii. Mentre stava ascoltando la radio per sentire se i notiziari avevano confermato la morte di Lupin III, Tom si rese conto, guardando dallo specchietto retrovisore, di essere seguito da una Ford di colore nero con due persone a bordo. Aumentò la velocità per sicurezza, ma l’auto nera fece lo stesso. “Serpente Velenoso” iniziò a spaventarsi, perché la strada era deserta e non poteva chiedere aiuto a nessuno. Osservando nuovamente dallo specchietto retrovisore l’auto nera che si avvicinava, Tom pensò di fare retromarcia e di sparare contro i vetri dell’auto inseguitrice. Una mossa facile, per un ladro esperto come lui, che avrebbe dato i suoi frutti se, all’improvviso, non fosse sbucata, dalla direzione opposta alla sua, una seconda auto nera a bloccargli la strada. Preso tra due fuochi, Tom scese dalla sua automobile per affrontare i tizi in nero, ma questi anticiparono le sue mosse impedendogli di estrarre la Walther p. 38 d’argento che teneva nella sua fondina ascellare. Circondato da quattro killer che lo volevano morto, “Serpente Venoso” chiese ad alta voce:
- Che cosa volete da me ? Chi siete ? –
- Non fare il furbo, sai bene chi siamo! – gli rispose uno dei quattro, mostrandogli la canna della sua 357 Magnum.
- Sie…siete…gli…uomini di don Germano ? – balbettò.
- Ehi, compari, il ragazzo mica è scemo! – esclamò il killer agli altri tre – Certo che lo siamo, bastardo! – riprese a dire l’uomo prendendo Tom per il bavero della giacca – Ci devi la pelle del nostro boss! – e Tom:
- Davvero ? Allora, perché questa sceneggiata ? Perché non mi avete fatto fuori quando ero nell’auto ? –
- Perché non siamo dei codardi, come te! – gli rispose il secondo killer –Abbiamo visto cos’hai fatto al tuo socio al “Picco del diavolo”! Gli hai rubato la pistola e gli hai sparato a tradimento per prenderti il bottino! -
- Si, don Germano era spietato, ma c’insegnò il rispetto per lui! – intervenne il terzo.
- E per rispettare le volontà di un morto, mi avete inseguito fino a qui ? – domandò Tom per la terza volta.
- Certo, alla vendetta di don Germano non si scappa! – gli rispose il primo killer.
- Ehi, ragazzi! – disse il quarto, guardando l’acqua che cadeva fitta – Qui piove a dirotto, facciamolo fuori adesso, o ci becchiamo una polmonite! –
- Hai ragione, io ho già le ossa gelate! – esclamò il primo killer - Dì le tue preghiere, amico! – e caricò il cane della sua 357.
- Aspettate! – urlò “Serpente Velenoso”, cercando di guadagnare tempo – I sacchi con il denaro che io e Lupin III abbiamo sottratto alla “FIRST HAWAIIAN BANK” sono nel bagagliaio della mia auto! Lasciatemi andare e metà del malloppo sarà vostro! –
- E chi ci dice che i soldi sono là dentro ? – domandò uno dei quattro, digrignando i denti.
- Datemi un minuto per aprire e ve lo dimostrerò! – rispose Tom.
- Voi che dite ragazzi, ci possiamo “fidare” ? – disse uno.
- Beh, don Germano c’insegno il rispetto, ma non ci ha fatto mai “sguazzare” nei dollari! – disse un altro.
- Già, lo dimostra che era molto attaccato ai suoi tesori! Vi ricordate come rimirava le sue monete antiche ? – fece un terzo.
- E ci ha sempre trattato come dei pezzenti, ancora mi fanno male le guance per i pizzicotti che mi ha dato la notte in cui morì! – esclamò l’ultimo dei quattro.
- D’accordo, amico, ci hai convinto! – esclamò l’uomo con la 357 Magnum – Apri il bagagliaio, ma bada a non fare scherzi, perché io sono a un passo da te! –
“Serpente Velenoso”, accompagnato dall’uomo in nero, si avvicinò al bagagliaio della sua auto, lo aprì con le chiavi e tirò fuori un paio di sacchi.
- Ecco i sacchi di denaro, prendete la vostra parte! – disse Tom, mostrando i sacchi al killer.
- Chi mi dice che dentro non ci sia sabbia ? – domandò il killer, dubbioso – Aprilo, - gli ordinò – apri il sacco e tira fuori un po’ di mazzette! –
- Okay, le tirò fuori, le tiro fuori! – rispose Tom, frugando nel primo sacco e tirando fuori un paio di mazzette – Ecco soddisfatto ? –
- Certo, certo! Ma…cosa sta succedendo a quel denaro ? – chiese il killer, vedendo le banconote disintegrarsi nel nulla, davanti ai suoi occhi.
- No…no…non saprei, ti…giuro…che le banconote…erano autentiche! – esclamò “Serpente Velenoso” vedendo anch’egli che il denaro si sgretolava a contatto dell’aria.
– Questo è un tuo sporco tiro, Tom Timble, non avrò pietà di te! – disse il killer.
- Ma cosa dici ? Ti giuro che sono le banconote della rapina, ho solo messo i sacchi nel bagagliaio! – esclamò Tom, frugando in altri sacchetti - Predi, ecco altri dollari…Ma…si trasformano anch’essi in polvere! -
Temendo il peggio, come un pazzo, “Serpente Velenoso” gettò tutte le banconote contenute nei sacchi per terra. Ma ogni singolo dollaro si dissolse davanti ai suoi occhi, non appena la carta veniva a contatto con l’aria.
- Oh, Signore! – esclamò il killer, non credendo ai propri occhi.
- I dollari sono svaniti! – fece il secondo killer, che era accorso, con gli altri due, per vedere meglio quello che stava accadendo.
- Evaporati! – rilevò il terzo.
- Disintegrati! – disse il quarto.
- LUPIN! – esclamò Tom, con gli occhi fuori dalle orbite – QUESTO E’ UN TIRO MANCINO DI LUPIN III! SAPEVA CHE L’AVREI TRADITO CAPITE, LO SAPEVA, IN QUALCHE MANIERA LO SAPEVAAA! – e il primo killer, puntandogli addosso la 357 Magnum, gli disse:
- Sei pazzo, amico, so bene quanto sei abile con i composti chimici, il trucco è tutto tuo, Lupin III non c’entra nulla! Ragazzi, uccidiamolo! –
Il destino di Tom sembrava segnato, ma a cadere sull’asfalto bagnato furono i quattro killer di don Germano Acquasanta. “Serpente Velenoso”, infatti, ebbe il tempo di estrarre la Walther p. 38 d’argento dalla fondina, cadere a terra e sparare per primo contro i quattro aggressori. Una pioggia di pallottole che durò solo alcuni secondi. Poi, il silenzio. La pioggia continuava a cadere, mentre la Walther p. 38 d’argento era ancora puntata nella direzione dei quattro assassini, che giacevano a terra senza vita. “Serpente Velenoso” era ancora vivo, ma non c’era gioia nei suoi occhi. Il denaro, che pensava di aver rubato a Lupin III, si era dissolto nell’aria, gli rimanevano solo i sacchi vuoti come ricordo del suo tradimento e la pistola. Si, la Walther p. 38 d’argento sottratta a Lupin III, che sarebbe diventata, da qual momento in poi, lo strumento dei suoi crimini, Tom diede un’ultima occhiata ai quattro cadaveri in nero, rimise la pistola nella fondina, chiuse il bagagliaio vuoto dell’auto, accese i motori e se n’andò via a tutta velocità.

CONCLUSIONE

Un mese dopo questi avvenimenti, Lupin III, senza dire una parola, lasciò il bungalow di Toniki e Leilani, prese il primo volo per il Giappone, acquistò una Walther p. 38 d’acciaio e tornò a far parlare di sé. In poco tempo, tornò ad essere ciò che era, un ladro, e niente e nessuno sembrava ostacolarlo. Ma la situazione sarebbe cambiata e lui non sarebbe più stato un lupo solitario. In America, Lupin avrebbe incontrato il killer Jigen Daisuke, che sarebbe diventato suo amico e socio per la vita. In Grecia, avrebbe conosciuto la conturbante e misteriosa Fujiko Mine, che lo avrebbe trascinato in mille e mille avventure. Mentre in Giappone, avrebbe incontrato la sua nemesi definitiva, l’ispettore Kouchi Zenigata, e avrebbe “incrociato” la spada con il samurai Goemon Hishikawa XIII. Quattro personaggi densi di fascino, quattro fratelli per la vita, o meglio due fratelli, un rivale e un’amante-traditrice che stimolava la sua fantasia e i suoi sogni.
Quanto a Tom “Serpente Velenoso” Timble, non ebbe il tempo per farsi un nome nella mala, perché fu “reclutato” da un governo straniero per entrare a far parte dell’organizzazione d’assassini chiamata “Tarantola”. I medici della “Tarantola” gli fecero una plastica facciale al viso, gli schiarirono i capelli, gli iniettarono un veleno usando un tatuaggio a forma di ragno nero nella mano destra e lo rinchiusero, assieme ad altri tipi come lui, nell’oscura “isola degli assassini” comandata dal bieco Monsieur Gordeaux, un uomo corpulento dal braccio bionico. Non avendo via d’uscita, perché l’isola era satura di un gas mortale, Tom cambiò atteggiamento, si fece chiamare “Doc”, “il dottore”, e iniziò a farsi delle amicizie fra i killer che desideravano fuggire dall’isola maledetta. Tom, però, non si dimenticò del suo ex-socio Lupin III, anzi, s’interessò a tutti i suoi colpi, perché il primo complice non si scorda mai. Sapeva, infatti, che avrebbe avuto un giorno bisogno di lui e per attirarlo sull’isola s’inventò uno stratagemma crudele. Avrebbe usato la Walther p. 38 d’argento per “attirare la sua attenzione”, ma questa sarebbe stata un’altra storia, un’altra incredibile avventura di Lupin III.

FINE

Marco "Doc Ock" Poggi


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ok, denghiu.
Marco manda tutto ai jappici, magari si ispirano 'sto giro.


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QUOTE (Paikar @ Mercoledì, 14-Ott-2020, 17:00)
ok, denghiu.
Marco manda tutto ai jappici, magari si ispirano 'sto giro.

Ma l'hai letta?

Marco "Doc Ock" Poggi


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QUOTE (ocramiggop @ Giovedì, 15-Ott-2020, 14:24)
QUOTE (Paikar @ Mercoledì, 14-Ott-2020, 17:00)
ok, denghiu.
Marco manda tutto ai jappici, magari si ispirano 'sto giro.

Ma l'hai letta?

Marco "Doc Ock" Poggi

sì,lettura interessante.


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