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> MORTIMER DI IERI E DI OGGI, opinioni su Blake e Mortimer
 
robi54bd
Inviato il: Martedì, 18-Giu-2019, 16:36
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QUOTE (bgh @ Giovedì, 30-Mag-2019, 21:48)
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Devo ammettere che l'ultimo Blake e Mortimer, uscito solo ieri in Francia, ha disatteso tutte le mie aspettative. Uso il verbo con un'accezione assolutamente neutra: mi aspettavo letteralmente tutt'altro.

Le tavole, tanto per incominciare, mi hanno parzialmente deluso. No, non sono impazzito: Schuiten ha lavorato infatti a mezza plancia (la qual cosa ha reso possibile la pubblicazione del volume deluxe orizzontale, che secondo me è il modo migliore per leggere questa storia), e questo ha impedito la costruzione di layout interessanti come nelle sue storie più personali - quelle della serie delle Città Oscure, o L'amata. Il lavoro sulla struttura della tavola c'è, non scherziamo, ma non è ardito come speravo. Si ha l'impressione sfogliandolo di leggere un fumetto "normale", con tante vignette ben bene disposte in sequenza, ma raramente con il colpo di genio che farebbe venir voglia di andare a trovare a casa l'autore per fargli i complimenti di persona.
Oh, certo, il disegno in sé è sempre superbo. Anche se pure in questo caso ci sarebbe da ridire qualcosina in merito. La storia dà una grande importanza ai personaggi anziché alle ambientazioni (come invece nelle Città Oscure), e questo mostra il fianco alle carenze di Schuiten in fatto di rappresentazione delle figure umane, in particolare una certa freddezza nelle espressioni e una mancanza di dinamismo. Senza spoiler, in una scena sparano nella gamba a una persona, e il modo il cui cade a terra è davvero goffo e innaturale. Le architetture care all'autore ci sono, ma riproducendo [quasi solo] edifici preesistenti, danno poco modo di giocare - come invece le strutture impossibili Art Decò delle Città Oscure -, e spesso passano in secondo piano, lasciando tutta la scena ai protagonisti della vicenda.

I colori, poi, mi hanno stupito: perché, lungi dall'essere un orpello, giocano una parte assolutamente fondamentale, e anzi secondo me l'edizione in bianco e nero perderà parecchio. Ho visto raramente un fumetto colorato in maniera digitale con tanta maestria. E la cosa è ancor più sorprendente se si considera che Durieux è un completo novellino, nel campo della BD. Ha un curriculum di tutto rispetto in altri ambiti, ma non aveva mai colorato prima un fumetto. Le sue tinte danno davvero un di più che contribuisce a rendere magica l'atmosfera della città in cui si muovono i personaggi. Ed è straordinario come non coprano mai in maniera posticcia il lavoro di Schuiten, che riesce sempre e comunque a emergere "al di sotto". Merito, penso, dell'impiego di colori non sfumati: i cambi di tonalità o sono dati per giustapposizione (e non per sovrapposizione, come quasi sempre quando si parla di colorazione digitale), o sono creati per così dire naturalmente dall'intercalare dei fitti tratteggi di Schuiten. I complimenti vanno non solo a Durieux, ma anche a quel tipo (non so chi sia) che lo ha scovato e che nonostante i suoi trascorsi nulli nel mondo del fumetto ha deciso di assumerlo per il compito. Spero di rivederlo in altre prove.

Mi ha stupito, infine, la storia. Mi attendevo francamente una cosa alla tarallucci e vino, per esempio, molto giocata sulla nostalgia - avendo per protagonista una versione anzianotta dei due avventurieri creati da Jacobs. E invece Schuiten e soci hanno tirato fuori un'avventura in piena regola. Molto rilassata, è vero (la generosa foliazione di 86 tavole lo permette ampiamente), ma comunque ricca di avvenimenti e di "ciccia".
Pochi anni dopo Le 3 formule del professor Sato, Mortimer e un suo amico professore esplorano alcune misteriose stanze sotterranee del Palazzo di Giustizia di Bruxelles, per non si sa quale ragione murate e rese inaccessibili, e scatenano involontariamente il rilascio di una misteriosa energia radioattiva, per le creature viventi innocua, ma che impedisce l'utilizzo di qualunque fonte di energia elettrica in città. Città che, dopo molte lungaggini, viene evacuata completamente, e abbandonata al suo destino, in quanto ormai inabitabile, visto che tutti dipendiamo dall'impiego di energia elettrica. Un ulteriore salto, questa volta di molti anni, dà il via alle vicende: la radioattività, che sembrava essersi stabilizzata nella sola Bruxelles, minaccia di espandersi anche nel resto dell'Europa. Bisogna tornare nella città belga, ormai in rovina, per capire cosa fare. E il compito spetta naturalmente a Mortimer.
Nonostante le molte righe occupate, questo è solo l'inizio della storia. Gli autori hanno lavorato pescando a piene mani dagli stilemi di Jacobs. Per esempio, Blake gioca un ruolo secondario rispetto a quello di Mortimer. La cosa sta generando diverse polemiche in Francia, ma consiglierei a quei lettori di andare a rileggersi gli album di Jacobs, il quale fin dalla seconda storia della serie, Il mistero della Grande Piramide, aveva iniziato a mettere in ombra il capitano; e che poi si spingerà ancora più in là, ne La trappola diabolica e ne Le 3 formule del professor Sato, nelle quali Francis quasi non compare. In generale sono tanti i brani ripresi dal corpus jacobsiano, quasi tutti tenuti sotto silenzio, non esibiti in maniera citazionistica, e piuttosto lasciati alla decifrazione del lettore (su tutto aleggiano spunti dalle già citate La trappola diabolica e da SOS Meteore). E' questa la ragione per cui consiglio ai fan di Schuiten ma non della serie di rivedere le loro priorità: benché l'album sia leggibile perfettamente a sé, e nonostante sia catalogato come fuori-serie*, è infatti del tutto calato nel solco dell'opera di Jacobs.
Ma ci sono anche le tematiche care a Schuiten. E' in questo, ancor più che nel disegno, che l'album si distingue da quelli degli altri continuatori, che hanno sempre continuato a pescare nel calderone jacobsiano. Jacobs parlava con le sue storie dei problemi della sua epoca (memorabili la guerra mondiale in Il segreto dell'Espadon, o le perturbazioni climatiche in SOS Meteore); mentre Van Hamme, Sente e Dufaux... sempre dei problemi dell'epoca di Jacobs. Schuiten no, non ci sta, e lo ha detto d'altronde fin dall'inizio che non avrebbe fatto il compitino. Continuo a parlare di Schuiten anche per quanto riguarda la sceneggiatura, perché è davvero difficile per me quantificare il lavoro di Van Dormael e di Gunzig, i quali penso si siano limitati a scrivere materialmente i testi (che sono davvero pochi per un Blake e Mortimer, anche se una sforbiciata a certe didascalie la si poteva dare comunque: non si è rinunciato a certe "didascalie didascaliche", come nella migliore tradizione della serie, che commentano quanto si può già in realtà vedere dalle vignette, e che quindi di fatto sono inutili). Dico questo perché se prendo un album come L'amata - quello sì scritto interamente da Schuiten -, e lo confronto con questo, ci ritrovo quasi tutto: l'ecologia, la paura per il progresso "disumanizzante", la perdita del lavoro e della propria identità, l'emigrazione (verso la città in L'amata, verso altri Stati in questo caso). Come nell'Amata è tutto abbastanza sottile e inserito in maniera mai gratuita nello scorrere della narrazione (come invece in troppi fumetti americani, grossolanamente schierati). E dà da far riflettere in modo leggero e al contempo profondo.
Non è tutto perfetto, e ci sono alcune facilonerie a livello di sceneggiatura (non mi metto a discutere qui, visto che non avrei interlocutori). Ma... non è routine.

Dunque, mi è piaciuta questa storia? Sì. Non è il miglior Blake e Mortimer, e non è neanche il miglior Schuiten. E' un fumetto con i suoi difetti, che ho cercato di elencate. Ma è anche un'opera intelligente e - si vede - fortemente voluta dai suoi autori. E soprattutto è il meraviglioso modo con cui un Maestro omaggia un altro Maestro, e con cui probabilmente il primo dei due Maestri chiude la sua carriera nel mondo del fumetto: come ho già detto, Schuiten ha infatti deciso, almeno salvo ripensamenti, di dedicarsi ad altro negli anni futuri.
Va detto a quest'ultima frase non penso ci creda molto neanche lui. All'inizio dell'album c'è una delle scene per me più toccanti. Blake rincontra Mortimer dopo molti anni, e gli chiede di recarsi a Bruxelles per vedere di capire cosa si può fare. I due sono ormai anziani, e Mortimer si lamenta, dicendo che alla sua età preferirebbe godersi la pensione come tutti i vecchietti qualunque. Al che Blake gli fa un cenno d'intesa «Ma tu non sei un vecchietto qualunque!». Nella sua essenzialità è una scena molto emozionante, ripensando a tutto lo status di icone culturali che i due si portano dietro. Ed è anche il rimprovero che un ipotetico interlocutore potrebbe e, anzi, dovrebbe rivolgere a Schuiten, all'idea di un suo pensionamento. Ho sempre immaginato di vederlo invecchiare come Giraud o Magnus, con la matita in mano.
«Tu non sei un fumettista qualunque!» user posted image



*solo per evitare le ire degli ottusi taleban francesi, che preferiscono sorbirsi il bollito Juillard pur di avere la linea chiara gné gné, e che mai lo avrebbero considerato canonico...

grazie per questo tuo ampio commento. Mi fa piacere, da vecchissimo fan di B&M (dai mitici Classici Audacia eh) che anche da noi qualche fan rimanga anche qui.
Ora aspetto che arrivi... forza AD.
ps: guardando i voti e giudizi dei lettori di www.bedetheque... parecchi non son contenti della storia.
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bgh
Inviato il: Giovedì, 20-Giu-2019, 15:55
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Barbaro Cimmero
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Sono molto più giovane di te, ma anche io sono un grande fan della serie. Gli album di Jacobs mi piacciono tutti, ad eccezione del Sato e della prima parte dell'Espadon (le altre due invece sono bellissime); mentre di quelli dei continuatori apprezzo solo i Van Hamme e il primo di Sente.

Ed è vero che l'accoglienza generale che sta ricevendo l'album di Schuiten non è buona. Anzi, è disastrosa. I social e i forum dedicati a B&M sono invivibili in questi giorni, c'è gente che la sta prendendo davvero male male, quasi a livello personale...
E senza mezzi termini: fra chi definisce Schuiten un incapace artisticamente "morto" fin dai tempi della Febbre di Urbicanda, e chi (i pochi che difendono l'album) al contrario se la prende con Jacobs come se fosse l'ultimo di coglioni...

Il fanatismo è una brutta bestia.


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texhnolyze
Inviato il: Giovedì, 20-Giu-2019, 17:31
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Io sono contro questi tributi e ripescaggi per continuare a vendere e ancora di più quando si snatura totalmente il personaggio, a quel punto continuare a sfruttare quel titolo è solo un motivo economico. Se Schuiten avesse fatto B&M a spasso per le Città Oscure sarebbe stato un colpo basso, al di là del fatto che amo Schuiten, che sarebbe stato senza dubbio un tomo migliore e che mi fa piacere che Schuiten venga pagato. E' inutile dire che questo tomo venderà molto, ma molto più di un eventuale tomo de Le Città Oscure, anche se il tomo avesse stravolto completamente il personaggio sarebbe finito tra i primi 10 dell'anno.
E' facile parlare male quando qualcosa è diverso da ciò a cui i fan sono abituati. Poi soprattutto su Bedetheque tirano fuori commenti assurdi o veramente si dà peso a sciocchezze o talvolta criticano il prezzo/formato ed esce fuori una recensione negativa solo per quello. Non ho letto quelle del tomo in questione perché non mi interessa, il volume lo prenderò senza se e senza ma, però di solito lasciano il tempo che trovano quei commenti.
Ora si parla del Blueberry di Sfar e Blain, anche quello susciterà le ire di alcuni se non molti, non credete?
Comunque, generalmente neanche gli altri B&M post Jacobs sono stati tanto apprezzati, anzi.
Tutto quello che vogliono, però dire che Schuiten è artisticamente morto dai tempi della Febbre di Urbicanda è senza scuse.

bgh, a te è piaciuto o no? Disatteso le aspettative è fraintendibile.


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bgh
Inviato il: Giovedì, 20-Giu-2019, 20:26
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Barbaro Cimmero
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Beh, ho già lasciato molte considerazioni in quel post. Però posso scrivere cosa ne penso ora, a mente fredda (il messaggio lo scrissi subito dopo la lettura) e dopo una seconda lettura fatta qualche sera fa.

E cioè che è un fumetto interessante, anche se non particolarmente memorabile.

Lo preferisco alle opere dei continuatori perché, come scritto, aggiunge un di più all'originale formula jacobsiana senza abbassarsi alla piaggeria, come invece fatto regolarmente da Sente e da Dufaux (e, in maniera minore, da Van Hamme). E al contempo non ne tradisce lo spirito, come fatto - ancora una volta - da Sente (I sarcofagi del sesto continente, argh).

La storia però non è molto appassionante, e la scansione dei vari momenti è un po' zoppicante. Gli autori hanno buttato tanti temi (tanta ciccia, scrivevo allora), con il rischio di non accontentare nessuno perché tutti poco approfonditi. E l'intreccio in sé è davvero molto debole.

Non penso entrerà negli annali, e a conti fatti non so neanche se consigliarlo a cuor leggero. Non so infatti bene, intanto, a che pubblico consigliarlo. Forse ai lettori moderati, E che devono essere appassionati SIA della saga, SIA di Schuiten. Come me.
Chi sta all'estremo (il fanatico di Blake e Mortimer o l'aficionado di Schuiten) rischia di fraintendere o rischia di annoiarsi.

Come scrivevo, più che il lavoro fatto è finito è commovente quel che c'è dietro, la dedizione che un grande autore ha investito per realizzarlo in onore di un altro grande autore.
È vero d'altronde che queste cose sono difficilmente apprezzabili dal lettore casuale e disinformato, e non gliene posso fare più di tanto una colpa. Avendo invece io seguito per due e più anni lo sviluppo dei lavori, cercando notizie, leggendo interviste, ne sono in grado.


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bgh
Inviato il: Giovedì, 20-Giu-2019, 20:38
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Barbaro Cimmero
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Quanto alle tue altre considerazioni

1) È vero, anche gli altri Blake e Mortimer post-Jacobs sono - giustamente - poco apprezzati. Secondo me perché dannatamente privi di inventiva. Ma, mantenendosi comunque formalmente vicini al modello, attirano su di sé meno ire, rispetto al "caso Schuiten".

2) Come ho scritto, io sono favorevole ai ripescaggi, purché condotti con amore e rispetto del prototipo, e al contempo con la volontà di fare qualcosa di originale. Per questo dico che i B&M post-Jacobs sono inutili tanto quanto il Corto Maltese di Canales e tanto quanto l'Asterix di Ferri: perché a tutti e tre manca il secondo ingrediente.

3) Blueberry? Non abbiamo l'album, e quindi non ne parlerò né bene né male in anticipo. Sono curioso, questo sì, perche realizzato da due dei migliori fumettisti francesi contemporanei che io conosca. Se conterrà entrambi gli ingredienti di cui sopra, sarà valsa la pena di essere stampato e letto. Come per questo album di Schuiten. Al netto della qualità in sé (comunque importante).


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texhnolyze
Inviato il: Giovedì, 20-Giu-2019, 21:51
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Ok, grazie per la chiarezza. L'avevo intuito ma l'intervento di Starshadow nel topic de La Fortezza riguardo ad una tua delusione su questo tomo mi aveva portato ad interpretare il tuo commento più negativo di quel che fosse.

Io sono fanatico (nel senso che lo inserisco tra i migliori di sempre, non che ci faccio crociate a favore) di Schuiten, e B&M pur non avendolo letto tutto mi garba abbastanza, però io me lo aspettavo come lo hai descritto e non credo che resterò deluso pure perché se anche fosse uno Schuiten al 70% resterebbe oro che prenderei al di là della sceneggiatura non epocale.
QUOTE

Blueberry? Non abbiamo l'album, e quindi non ne parlerò né bene né male in anticipo.

Al di là della qualità, che sapremo solo allora, io intendevo che inevitabilmente susciterà scontenti e malumori. Vi immaginate già solo il fanatico di Gir vedere i disegni di Blain?


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