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> Speciale Le Storie: Lavennder, A panda piace la Gnacchera.
 
Kowalsky
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 15:23
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Spirito con la Scure
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QUOTE (Mr. Glass @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 12:59)
QUOTE (Ricky91 @ July 18, 2017 04:31 am)
QUOTE (Kowalsky @ Martedì, 18-Lug-2017, 10:34)
QUOTE (Ricky91 @ Lunedì, 17-Lug-2017, 23:52)
QUOTE (Kowalsky @ Lunedì, 17-Lug-2017, 22:15)
QUOTE (Ricky91 @ Lunedì, 17-Lug-2017, 20:53)
QUOTE (Kowalsky @ Lunedì, 17-Lug-2017, 17:58)
alla violenza sessuale.

Dove sarebbe?

Devo dare atto che almeno in questo albo si vedono poche censure sciocche ma da qui a parlare di storie "adulte" (in quel senso del termine) ce ne vuole ancora.


Comunque l'albo è carino. Se fossi nella SBE rivedrei però la tempistica di uscita degli albi. Due albi consecutivi su
(click to show/hide)
mi sembrano un po' troppi.

Scrivere una storia adulta non significa mostrare lo stupro. Quello, nella gran parte dei casi, è solo far contenti i segaioli

Appunto non c'e' nessuna violenza del genere. Ma non bisogna per forza arrivare a quello per fare una storia adulta, basterebbe semplicemente alzare l'asticella.

Saro' infatti molto curioso dell'uscita del secondo progetto di dragonero che e' stato gia' targetizzato per un pubblico adulto.

Ps. Per i segaioli (cioe' i maschi in generale) basta e avanza la sequenza nel laghetto. O forse anche meno...

La scena in cui

(click to show/hide)


è una violenza sessuale

E no, "i maschi" non sono tutti segaioli, alcuni sono addirittura in grado di riconoscere una violenza sessuale senza che ci sia il tag rape

Di sicuro il Dragonero "adult" verrà criticato da chi non ci vedrà abbastanza sangue e abbastanza penetrazioni. Appunto, verrà criticato da chi confonde il concetto di "adulto" col sangue e le penetrazioni.

E' una tentata violenza, che viene interrotta immediatamente.

Per niente.
Spogliare un persona legata strappandole i vestiti E' una violenza sessuale.
Art. 609 bis c.p.: "Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni".
Sono vent'anni che non esiste più il concetto autonomo di violenza carnale (che implica necessariamente una congiunzione).

E se anche non lo dicesse la legge, dovrebbe dirlo, tipo, la coscienza...


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marco_sanfy00
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 15:35
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Arishem della IV Coorte
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QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 15:22)
QUOTE (Kowalsky @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 12:19)
QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 11:17)
Il fatto che in Italia si è abituati a fare citazioni su citazioni e poi attaccarci un minima trama sopra è talmente assodato da essere una banalità come le storie che escono fuori.
Chi più chi meno ne ha fatto una bandiera di ciò e di sicuro questo si sente anche nelle vendite, perché comunque prendere la versione condensata e ri-shakerata  di personaggi e situazioni già viste non è il miglior biglietto da visita per i possibili lettori.

e questo in generale.
Ora voglio leggere l'albo che ho preso per vedere se anche Bevilacqua ha scelto di seguire la medesima via.

Si, è del tutto evidente che i lettori scappano di fronte alle citazioni. Sclavi e Ortolani in effetti dormono sotto i ponti, sti fanzinari.

Cavolo, hai trovato due nomi su più di 100 e passa autori di professione in Italia.
Un valido metodo scientifico. -_-
Adesso guarda i restanti 98 e chiedi se riescono a vivere del loro lavoro e basta.

A parte che Sclavi è stato il primo in Italia a mettere citazioni su citazioni, quando non c'era internet ed era una sorta di senso d'appartenenza tra i lettori e l'autore che in qualche modo facevano della stessa parte di cultori di film e libri.
Questo non lo dico io, ma diversi studiosi che hanno fatto articoli sulle ristampe di Dylan dog et similia.
E comunque Sclavi non ha scritto solo capolavori su Dylan dog, anzi.
E la sensazione di aver visto storie imbastardite era sempre lì presente ad ogni lettura che ho fatto.
Ed è stata quella la svolta perché senza dvd, senza internet se volevo rivedermi terminator mi potevo leggere Killer e così via.
L'uso delle citazioni sarà figlio del fatto che la cultura italiana è stata soppiantata da quella degli "Imperi ed ex-Imperi" anglosassoni e americani, molto probabilmente, e che la strizzatina dìocchio fa sembrare tutto intellettuale anche quando non lo è.

Mentre Ortolani con ratman era frutto del fatto che Ratman fosse nato come parodia e la parodia deve avere un soggetto da sbeffeggiare e dal fatto che parodiare film, serie anni '80 è più facile per mantenere ritmo e pensare a come far andare avanti la storia.

Ma sia Ortolani che Sclavi cercavano di infondere un messaggio che fosse alla base della storia e che potesse trarre forza dall'uso della citazione. Non solo un'aggiunta sterile come strizzatina d'occhio che molti autori attuali usano.

21vs.gif
non mi pare difficile capire e vedere la differenza...

e non capisco questa rabbia verso qualcuno che cerca di espandere il suo parere in qualcosa più articolato di figo, spakka, rulla...


io ho letto un commento molto articolato , anzi più commenti di persone che non hanno gradito, mentre quelli a cui è piaciuto hanno detto poco del motivo... ah no si è detto figo, scusate...


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Ricky91
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 15:47
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QUOTE (Kowalsky @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 14:23)
Per niente.
Spogliare un persona legata strappandole i vestiti E' una violenza sessuale.
Art. 609 bis c.p.: "Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni".
Sono vent'anni che non esiste più il concetto autonomo di violenza carnale (che implica necessariamente una congiunzione). [/QUOTE]
E se anche non lo dicesse la legge, dovrebbe dirlo, tipo, la coscienza...

Veramente gli taglia solo una spallina del vestito. E non viene spogliata. Praticamente neanche la tocca. E il tutto viene interrotto subito.
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Ricky91
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 15:48
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QUOTE (lenuvoleparlanti @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 13:24)
QUOTE (Ricky91 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 09:24)
QUOTE (lenuvoleparlanti @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 08:59)
smile.gif  Ieri ho ritirato lo Speciale e il #58 "Il sangue dei mortali" (molto più bello di questo) di Lavennder i disegni non sono brutti ma non è certo il tratto che preferisco, la storia la ho trovata banale e a tratti scontata, ripeto: mi è piaciuto di più il #58 sad1.gif

Il sangue dei mortali è bello. Marzano aveva fatto un bel lavoro anche con il tesoro di bisanzio.

21vs.gif Il tesoro di Bisanzio è ancora più bello... imho

21vs.gif si piaciuto di più anche a me
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Vide80
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 18:36
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QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 14:22)
A parte che Sclavi è stato il primo in Italia a mettere citazioni su citazioni, quando non c'era internet ed era una sorta di senso d'appartenenza tra i lettori e l'autore che in qualche modo facevano della stessa parte di cultori di film e libri.

Sclavi l'ha sempre fatto ma non è stato il primo. E' una cosa vecchia quanto il fumetto.


Da un intervista ad Alfredo Castelli del 1989:

Nelle tue storie inserisci frequentemente delle inside jokes (come strizzatine d'occhio verso il lettore più attento); non solo, rielabori e riscrivi situazioni già viste. Questa è oggi una tendenza molto diffusa nel fumetto (Dylan Dog, Andy X, La Bionda, Roy Mann). Come la giudichi o la giustifichi?
La giustifico col fatto che una volta la ritenevo una cosa originale e allora la facevo. Ora mi ha annoiato, la fanno tutti: non faccio che vedere roba che è la citazione della citazione. A parte Tiziano (Sclavi n.d.r.), che le fa molto bene, ci sono citazioni da tutte le parti, per cui mi rompo e non le faccio più.
D'accordo, questo va bene per il tuo caso particolare, ma come nasce questa tendenza ormai generalizzata?
Secondo me è nata con Spielberg e Lucas, che nei loro film mettevano un sacco di inside jokes. Ma è nata pure coi fumetti stessi, che si sono sempre strizzati l'occhio l'uno con l'altro. Credo che chiunque faccia un lavoro creativo, cerchi di comunicare con chi fa il suo stesso lavoro, senza che questo se ne accorga. Mi ricordo di una storia di Arcibaldo e Petronilla in cui c'erano tutti i cani dei personaggi dei fumetti che correvano insieme. Sono dei giochettini. Oggi però succede che questi giochettini stanno sempre più assomigliando ai titoli dell'Espresso o di Panorama, dei giochi di parole, sono una moda.


A Castelli le citazione erano venute a noia già trent'anni fa laugh2.gif
Però ha continuato a usarle lo stesso 21vs.gif


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Kowalsky
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 19:23
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QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 14:22)
Cavolo, hai trovato due nomi su più di 100 e passa autori di professione in Italia.
Un valido metodo scientifico. -_-
Adesso guarda i restanti 98 e chiedi se riescono a vivere del loro lavoro e basta.


Beh, si, popperianamente parlando, due degli autori italiani di maggior successo sono una smentita della teoria secondo cui il citazionismo fa scappare i lettori.

Sugli altri 98, o sono professionisti o non vivono del loro lavoro.



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f-yes93
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 19:52
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Asterix
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QUOTE (Kowalsky @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 18:23)
QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 14:22)
Cavolo, hai trovato due nomi su più di 100 e passa autori di professione in Italia.
Un valido metodo scientifico. -_-
Adesso guarda i restanti 98 e chiedi se riescono a vivere del loro lavoro e basta.


Beh, si, popperianamente parlando, due degli autori italiani di maggior successo sono una smentita della teoria secondo cui il citazionismo fa scappare i lettori.

Sugli altri 98, o sono professionisti o non vivono del loro lavoro.

Un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno.
Non per questo diviene il metro di paragone per tutta l'orologeria.

Sio vende, quindi per vendere fumetti basta disegnare male.

Sono tutti bei sillogismi che non hanno niente a che fare con un discorso generale.
Ma con il particolare.
In italia la maggior parte degli autori son citazionisti, solo due (Sclavi e Ortolani) fanno i soldi con questo metodo. In più ci aggiungiamo il Recchia perché è quello che sa farsi notare di più perché è un personaggio.
Loro mangiano tranquillamente con il solo fumetto, gli altri 97 citazionisti non li vedo vivere di rendita con le loro opere o scrivere più di sette volumi l'anno, tali per avere lo stipednio di un normale operaio/impiegato.

Persino un romanziere di successo come Lucarelli se non faceva programmi tv e radiofonici difficilmente pagava le spese base ed ora invece scopro che era lui che non era un professionista(Lucarelli ha anche scritto fumetti).
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Blizzard
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 20:05
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A chi difende i citazionisti portando Sclavi e Ortolani come esempi vorrei far notare una cosa o due.


Lucio Fontana è stato un artista italiano dello scorso secolo.
Per chi non lo conoscesse, vi metto sotto spoiler alcune sue "opere".
(click to show/hide)



Marcel Duchamp è stato un pittore, scultore e scacchista vissuto a cavallo tra diciottesimo e diciannovesimo secolo.
Tra le altre è il creatore dell'opera "Fontana" che vi inserisco sempre sotto spoiler

(click to show/hide)



Adesso, paragonare Sclavi e Ortolani a tutti i citazionisti odierni è un pò come dire che ci siano altri 50 pittori che dipingono "opere" simili a quelle di Fontana o artisti che creano opere simili a quelle di Duchamp.
Avrebbero seguito?
Probabilmente no. Sarebbero considerati, chi più e chi meno, dei mediocri copiatori.

Potrei farvi l'esempio con altre decine di artisti, anche in altri campi, anche meno estremi, che hanno portato un certo stile. Ma non è necessario.

Il concetto che chi difende i fanzinari non comprende, o vuol fingere di non capire è questo:
parlare di chi introduce per primo una cosa è un conto.
Paragonarlo alle decine di figuri che arrivano dopo e propongono qualcosa di simile è tutt'altro.

Ora qualcuno dirà che pure Sclavi ha a sua volta imitato qualcuno prima di lui.
Ma il punto non è questo. Le mode si ripetono, ma chi riesce a cavalcare l'onda per primo dopo un certo periodo, e lo fa con criterio, è ben diverso da quelli che arrivano dopo e semplicemente si adattano allo status quo.

Prendete i vampiri.
Non è stata certo Stephenie Meyer ad "inventarli".
Bram Stoker aveva cavalcato l'onda ben prima. E dopo Dracula sorsero altri vampiri, ma il più famoso resta lui.
Qualche tempo fa Stephenie Meyer ha avuto il "culo" di tirarli in ballo, ed orde di fan hanno letto i suoi libri e ci hanno fatto dei film. Non si è capito più nulla, sono uscite decine di libri, film e serie tv sull'argomento. Ma il livello, a mio avviso già basso all'inizio, è calato ancor più drasticamente.

O le serie tv in cui c'è uno con la memoria eidetica.
Ormai c'è uno con questa caratteristica in tutte le serie che non sembra più una persona speciale, e magari si distingue chi non ce l'ha il personaggio così.

E lo stesso vale in tutti i campi.

La speranza è che la fase dei citazionisti che creano storie partendo dalle citazioni e basta, si spenga. Perchè come tutte le mode avrà un inizio ed una fine. Per poi ripetersi in futuro. Sperando che questo accada prima del 2150 biggrin1.gif
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Kowalsky
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 20:23
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QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 18:52)
QUOTE (Kowalsky @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 18:23)
QUOTE (f-yes93 @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 14:22)
Cavolo, hai trovato due nomi su più di 100 e passa autori di professione in Italia.
Un valido metodo scientifico. -_-
Adesso guarda i restanti 98 e chiedi se riescono a vivere del loro lavoro e basta.


Beh, si, popperianamente parlando, due degli autori italiani di maggior successo sono una smentita della teoria secondo cui il citazionismo fa scappare i lettori.

Sugli altri 98, o sono professionisti o non vivono del loro lavoro.

Un orologio rotto segna l'ora giusta due volte al giorno.
Non per questo diviene il metro di paragone per tutta l'orologeria.

Sio vende, quindi per vendere fumetti basta disegnare male.

Sono tutti bei sillogismi che non hanno niente a che fare con un discorso generale.
Ma con il particolare.
In italia la maggior parte degli autori son citazionisti, solo due (Sclavi e Ortolani) fanno i soldi con questo metodo. In più ci aggiungiamo il Recchia perché è quello che sa farsi notare di più perché è un personaggio.
Loro mangiano tranquillamente con il solo fumetto, gli altri 97 citazionisti non li vedo vivere di rendita con le loro opere o scrivere più di sette volumi l'anno, tali per avere lo stipednio di un normale operaio/impiegato.

Persino un romanziere di successo come Lucarelli se non faceva programmi tv e radiofonici difficilmente pagava le spese base ed ora invece scopro che era lui che non era un professionista(Lucarelli ha anche scritto fumetti).

Non è un sillogismo. È un metodo per testare le teorie. Se i dati empirici non combaciano con la teoria, è la teoria a essere sbagliata.

L'esempio che fai su Sio è esattamente il contrario, è elaborare una teoria a partire dal dato empirico.

@Blizzard: il punto è: Bevilacqua è davvero un fanzinaro citazionista? Lavennder è una storia citazionista? No, non lo è. Non è u a citazione di Peter Pan, santiddio, è un seguito, un seguito con un suo ben preciso svolgimento, con un suo ben preciso messaggio. E a giudicare dal fatto che c'è gente che non riconosce una violenza sessuale quando la vede, un messaggio anche piuttosto FICCANTE.


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Moreno Roncucci
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 20:23
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Uomo Mascherato
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La stragrande maggioranza degli autori "citazionisti" in Italia si trova in Bonelli e campa di rendita alle spalle di autori non citazionisti che hanno attirato anni fa i lettori con vere STORIE.

(quelli fuori dalla Bonelli non è che non citano: è che non campano, non di solo fumetto almeno...)

Quindi, parlare di "successo" non lo caso fa un po' ridere: bisogna vedere quanto vendono con loro nuove creazioni fuori dalla Bonelli (mi ricordo ancora anni fa quando Medda si vantava nei forum delle vendite di Nathan Never che dimostravano che aveva ragione, poi ha fatto Digitus Dei e si è visto quanto vendeva senza il traino della casa editrice di Tex...)

Per chiarire meglio la questione: quando G.L. Bonelli riprende una situazione western stra-abusata per farci una storia, non "cita": sfrutta semplicemente uno dei cliches del genere western. E persino anche quando Guido Nolitta / Sergio Bonelli faceva affrontare a Zagor Christopher Lee, il Mostro della Laguna Nera e il mad doctor di Molino, non è un "citazionista": semplicemente, ruba idee (pensando di non essere mai scoperto, vista l'oscurità di quelle fonti all'epoca, come ammetteva lui stesso) come hanno sempre fatto più o meno quasi tutti gli autori "popolari". La differenza è che non c'è la "strizzatina d'occhio", quello che è TOTALMENTE differente è il tipo di fruizione da parte del lettore: sono autori che scrivono per essere letti, per far entrare il lettore nelle storie, per farlo appassionare. Se un lettore si approccia alle storie di Nolitta per dare la caccia ai riferimenti e alle fonti, Nolitta come autore ha fallito nei suoi obiettivi.

Anche Sclavi, per quanto fosse uno di quelli che ha iniziato a "strizzare l'occhio" ai lettori, faceva storie che comunque reggevano da sole.

Il problema arriva quando a fare gli "autori" arriva quello 0,1% dei lettori che non leggeva, analizzava e cercava le citazioni. E che quindi scrivono per (non)lettori come loro

Ora, ditemi: se qualcuno non coglie i riferimenti a Peter Pan, che senso ha la storia "Lavennder"?

E non è un caso isolato. Lo fanno tutti. Lo fanno male. Stracciando i coglioni ai lettori (a me, almeno). Non scrivono più storie, scrivono strizzatine d'occhio, fatte solo per citare, e che hanno il loro senso solo nella citazione.

La cosa è assolutamente evidente per chiunque. Non si trova più una storia decente. Ma ci saranno sempre i fans della citazioncina ad oltranza pronti a negare tutto, anche l'evidenza e a dire che "è colpa della crisi e della playstation". Certo, peccato che le vendite crollavano anche quando l'economia saliva, e che la playstation è arrivata da un bel po', perchè allora continuano a calare? Nel mio caso i motivi per cui ho smesso di regalare soldi a serie che mi annoiavano sono molteplici, ma questa è la più comune.

P.S.: Rat-Man come esempio ci sta come i cavoli a merenda. È una PARODIA. Devo anche spiegare la differenza fra citare e parodiare adesso? Fatevi un salto su wikipedia, sù, che mica posso spiegare tutto io...


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(vendo una quantità smodata di fumetti italiani, americani, gdr, dvd e riviste. L'elenco più aggiornato lo trovate qui)
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Moreno Roncucci
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 20:29
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QUOTE (Kowalsky @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 19:23)
il punto è: Bevilacqua è davvero un fanzinaro citazionista?

No, non lo è. Si è semplicemente adeguato ad una certa idea del fumetto (o del fumetto Bonelli), come pura "citazione". Da qui il tema del mio post: che ormai il mondo (del fumetto) è a rovescio, e che i citazionisti hanno imposto i loro canoni. Deteriori, stantii, e che fanno fuggire i lettori.


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Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 20:52
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Ma quali sarebbero queste decine di autori citazionistici? dunno.gif

E' una domanda seria, eh. Di Bonelli leggo qualcosina, ma non troppo, e ciononostante la situazione non mi sembra così disperata.
Vedo tanti, tantissimi rip-off (= scopiazzo malamente la storia di quel film, di quel libro, perché... beh, non ho idee), fatti alla pene di segugio (in Dylan Dog, in Nathan Never, in parecchie "Storie"). Ma la trame mi sembrano generalmente comprensibili anche da chi quei film, quei libri non li conosce.
Anzi, spesso sono molto più apprezzabili dal lettore "ignorante", che pensa che sia tutta farina del sacco dell'autore dell'albo, e che di conseguenza non si accorge e non si incazza per il plagio.


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absoluto
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Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 21:32
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QUOTE (absoluto @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 19:59)
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Sarebbero riferiti al mio post? dunno.gif


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Kowalsky
Inviato il: Mercoledì, 19-Lug-2017, 21:35
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QUOTE (Moreno Roncucci @ Mercoledì, 19-Lug-2017, 19:23)
La stragrande maggioranza degli autori "citazionisti" in Italia si trova in Bonelli e campa di rendita alle spalle di autori non citazionisti che hanno attirato anni fa i lettori con vere STORIE.

(quelli fuori dalla Bonelli non è che non citano: è che non campano, non di solo fumetto almeno...)

Quindi, parlare di "successo" non lo caso fa un po' ridere: bisogna vedere quanto vendono con loro nuove creazioni fuori dalla Bonelli (mi ricordo ancora anni fa quando Medda si vantava nei forum delle vendite di Nathan Never che dimostravano che aveva ragione, poi ha fatto Digitus Dei e si è visto quanto vendeva senza il traino della casa editrice di Tex...)

Per chiarire meglio la questione: quando G.L. Bonelli riprende una situazione western stra-abusata per farci una storia, non "cita": sfrutta semplicemente uno dei cliches del genere western. E persino anche quando Guido Nolitta / Sergio Bonelli faceva affrontare a Zagor Christopher Lee, il Mostro della Laguna Nera e il mad doctor di Molino, non è un "citazionista": semplicemente, ruba idee (pensando di non essere mai scoperto, vista l'oscurità di quelle fonti all'epoca, come ammetteva lui stesso) come hanno sempre fatto più o meno quasi tutti gli autori "popolari". La differenza è che non c'è la "strizzatina d'occhio",  quello che è TOTALMENTE differente è il tipo di fruizione da parte del lettore: sono autori che scrivono per essere letti, per far entrare il lettore nelle storie, per farlo appassionare. Se un lettore si approccia alle storie di Nolitta per dare la caccia ai riferimenti e alle fonti, Nolitta come autore ha fallito nei suoi obiettivi.

Anche Sclavi, per quanto fosse uno di quelli che ha iniziato a "strizzare l'occhio" ai lettori, faceva storie che comunque reggevano da sole.

Il problema arriva quando a fare gli "autori" arriva quello 0,1% dei lettori che non leggeva, analizzava e cercava le citazioni. E che quindi scrivono per (non)lettori come loro

Ora, ditemi: se qualcuno non coglie i riferimenti a Peter Pan, che senso ha la storia "Lavennder"?

E non è un caso isolato. Lo fanno tutti. Lo fanno male. Stracciando i coglioni ai lettori (a me, almeno). Non scrivono più storie, scrivono strizzatine d'occhio, fatte solo per citare, e che hanno il loro senso solo nella citazione.

La cosa è assolutamente evidente per chiunque. Non si trova più una storia decente.  Ma ci saranno sempre i fans della citazioncina ad oltranza pronti a negare tutto, anche l'evidenza e a dire che "è colpa della crisi e della playstation". Certo, peccato che le vendite crollavano anche quando l'economia saliva, e che la playstation è arrivata da un bel po', perchè allora continuano a calare? Nel mio caso i motivi per cui ho smesso di regalare soldi a serie che mi annoiavano sono molteplici, ma questa è la più comune.

P.S.: Rat-Man come esempio ci sta come i cavoli a merenda. È una PARODIA. Devo anche spiegare la differenza fra citare e parodiare adesso? Fatevi un salto su wikipedia, sù, che mica posso spiegare tutto io...

Un lettore che fosse vissuto su un diverso piano di esistenza e non conoscesse Peter Pan, leggerebbe comunque un discreto survival horror. Certo, il messaggio sulla violenza del non diventare adulti sarebbe molto più sfumato, ma un lettore attento potrebbe riuscire a mettere insieme i pezzi lo stesso: lui è un immaturo che non affronta la realtà e forza lei a una serie di pericoli, nella capanna ci sono infantili che sono fatti dagli inquietanti e violenti e misteriosi esseri, e così via.
Rimarrebbe senza spiegazione alcuna la questione del nome di Gwwndolyne.
Ma stiamo parlando di una delle storie più note dal pubblico di questo emisfero, eh.

No, Rat-Man non è solo una parodia, è anche citazione. Rat-Man è parodia quando fa la parodia di 300. Rat-Man è citazione quando - giusto per fare un esempio recente - ci mette "il Rat-Man" che è preso pesantemente dal batman milleriano.


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