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> Animal Man di Morrison
 
Janos Hunyadi
Inviato il: Domenica, 12-Nov-2017, 01:24
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Bello Animal Man di Morrison!
Peccato per il finale.


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QUOTE (Janos Hunyadi @ October 06, 2014 06:49 pm)
Credo che si potrebbe pure chiudere il forum per manifesta carenza di buon gusto.

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QUOTE (Suicide Samurai @ September 17, 2014 11:27 pm)
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absoluto
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QUOTE (Janos Hunyadi @ November 12, 2017 12:24 am)
Bello Animal Man di Morrison!
Peccato per il finale.

E' una delle cose per cui viene ricordata maggiormente questa run.

De gustibus....


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Moreno Roncucci
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Il finale riscatta la serie.

Considero Animal Man un sostanziale fallimento per Morrison, dal punto di vista delle sue ambizioni (quelle dichiarate, se invece voleva farsi solo notare c'era riuscito). Un gran calderone in cui ha infilato di tutto, dall'animalismo alle metanarrazioni ai mondi paralleli, cercando (come sempre) di rubare a Moore senza farsi beccare, e fallendo. Alla fine aveva tanto incasinato la serie che un reboot era necessario.

Il finale, all'epoca mi era parso uno straordinario atto di sincerità (oggi non ne sono più tanto sicuro, mi sa che era solo narcisismo...), in cui ammette il suo fallimento, la futilità dei risultati, e descrive la difficoltà di comunicare con il pubblico. il giudizio positivo che davo in generale al suo ciclo era basato solo su quello.


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Narcisismo non credo… All'epoca non era nessuno 21vs.gif
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absoluto
Inviato il: Domenica, 12-Nov-2017, 10:16
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QUOTE (Starshadow @ November 12, 2017 01:32 am)
Narcisismo non credo… All'epoca non era nessuno  21vs.gif

Pur "non essendo nessuno", credo che il suo ego soffe già sconfinato...


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MrNobody
Inviato il: Domenica, 12-Nov-2017, 10:33
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QUOTE (Moreno Roncucci @ Domenica, 12-Nov-2017, 01:00)
Il finale riscatta la serie.

Considero Animal Man un sostanziale fallimento per Morrison, dal punto di vista delle sue ambizioni (quelle dichiarate, se invece voleva farsi solo notare c'era riuscito). Un gran calderone in cui ha infilato di tutto, dall'animalismo alle metanarrazioni ai mondi paralleli, cercando (come sempre) di rubare a Moore senza farsi beccare, e fallendo. Alla fine aveva tanto incasinato la serie che un reboot era necessario.

Il finale, all'epoca mi era parso uno straordinario atto di sincerità (oggi non ne sono più tanto sicuro, mi sa che era solo narcisismo...), in cui ammette il suo fallimento, la futilità dei risultati, e descrive la difficoltà di comunicare con il pubblico. il giudizio positivo che davo in generale al suo ciclo era basato solo su quello.

Non sono d'accordo su niente.

Il calderone di spunti è da sempre presente come vero valore aggiunto in qualsiasi opera di Morrison. Ti da sempre mille argomenti da approfondire per conto tuo, come ogni buon maestro dovrebbe fare. Grazie a lui io ho imparato tanto (sbattendomi parecchio, ovviamente, ma è così che funziona) e di questo gli sarò sempre grato.

Nei primi numeri l'ispirazione è senz'altro Moore, come ha sempre ammesso, ma poi se ne allontana decisamente (ed è da li che la storia inizia a funzionare).

Il finale è ben lungi da essere un ammissione di fallimento (ciao) ma rappresenta la chiusura di un discorso metafumettistico, per l'epoca rivoluzionario, inizialmente solo accennato e poi via via sempre più presente nel corso della serie.

Ed infine smentisco che Morrison abbia "incasinato la serie"
Innanzitutto Animal Man è l'Animal Man di Morrison, in pratica l'ha creata lui la serie a partire da un personaggio a dir poco scadente e privo di qualsiasi attrattiva, quindi avrebbe potuto farne quello che voleva (come ha fatto) ed "incasinarla" a piacere.
Ed invece riuscì a renderla una delle poche serie davvero "complete": sviluppandola e concludendola in maniera perfetta, geniale e soprattutto elegantissima.
La chiusura riusciva ad essere potenzialmente definitiva, ma lasciava comunque carta bianca ad eventuali scrittori che avessero voluto provare a ripartire.
Il problema semmai fu che nessun altro scrittore poteva essere in grado di proseguire sugli stessi livelli (nemmeno i pur bravi autori che, negli anni successivi, si cimentarono con il personaggio).
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fiocotram
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Il finale di Animal Man è una delle cose più belle a livello di scrittura presenti nei supereroi di fine anni Ottanta. Ricordo ogni singola parola con delizia, il finale con il monologo del Morrison fumettistico che ricorda la sua infanzia e la volpe immaginaria con cui comunicava tramite una torcia è struggente, commuoverebbe anche le pietre.
Ma non solo quello.
Vorrei ricordare anche il Vangelo del Coyote, una storia di una potenza visionaria sconvolgente, forse il punto in cui Morrison si è distaccato maggiormente dall'ombra di Moore.
Un racconto potente e allegorico che mischia i cartoni Warner alle allegorie cristologiche e che in poche, allucinanti e surreali idee ci mostra concretamente cosa significa SOFFRIRE nel TENTATIVO di FARSI CAPIRE dagli altri, senza riuscirci, perché l'empatia è più un ideale irraggiungible che una potenzialità concreta dell'essere umano.
La pagina finale ha un posto indelebile in TUTTI i manuali di fumetto e narrazione, sia esso di critica, di storia del fumetto o anche solo di tecnica fumettistica.
Moore non aveva mai scritto cose del genere. Ne ha scritte di bellissime e per altri concetti, ma in quel caso la palma di qualcosa di nuovo va innegabilmente a Morrison.Oltre a ciò, nel personaggio dello PsicoPirata e nell'introduzione del Limbo vediamo l'anteprima di tutto il discorso che Morrison svilupperà a partire da Final Crisis/Superman Beyond terminando con il progetto Multiversity... ossia il recupero del passato per rielaborarlo in forma simbolica, facendo diventare l'ingenuità di letteratura per bambini di epoche passate un elaborato strumento di esorcizzazione dei sentimenti negativi e della depressione, tramite il recupero del potenziale simbolico di ciò che in altre mani diventa ingenuità retrò.

La serie inizia affettivamente come un lavoro ottimo, ma comunque in linea con cose già disponibili altrove. Supereroi, ecologia e genericamente impegno sociale non erano una cosa inedita per quei tempi (persone come Ann Nocenti introducevano in Daredevil tematiche ben più "da pulpito politico" di quanto non temesse di essere Morrison autoaccusandosi di ciò nell'ultimo episodio di Animal Man), ma la cosa che svettava e che faceva capire la bravura dello scrittore era la vena visionaria che riusciva a disciplinare e rendere interessante perfino il lavoro di disegnatori ordinari come Truog e Grummett, dirigendoli verso atmosfere surreali e interessanti (nonostante Morrison stesso mostrasse insofferenza verso i disegnatori che gli erano assegnati in questo tipo di storie io sono convinto che hanno comunque lavorato al meglio delle loro possibilità e soprattutto SEGUENDO la sceneggiatura). Oltre a ciò, la descrizione di Buddy e della sua famiglia, un vero e proprio viaggio nell'"uomo comune", nella vulnerabilità e nella totale assenza di toni epici o didascalici che avvicinano il messaggio al lettore. Un esempio mirabile nell'episodio dedicato alla vivisezione è il primo piano sul tizio trasformato da Bwana Beast che si trova a sperimentare la tortura sugli animali. O anche l'episodio dei gattini e della battuta di caccia, nella sua commovente descrizione della bestialità umana (che chi ha letto Supergods sa bene essere stato ispirato da un fatto quotidiano dell'allora vita di Morrison , fortunatamente finito meglio).
Il messaggio ecologista in Animal Man funzionava proprio perché nel rappresentare la brutalità degli abusi contrapponeva ad essa non un supereroe perfettino alla Cap o Superman, ma uno di noi che semplicemente metteva in scena la compassione e la voglia di fare il bene per la propria comunità.



Riguardo la presunzione. Morrison non è certamente l'autore più modesto del mondo ma contestualizziamo. Stando a quel che si può raccogliere in interviste e in SuperGods, quando iniziava a scrivere per la DC Morrison viveva ancora a casa coi suoi, col sussidio di disoccupazione e pochissimi lavori (sebbene in ambiti interessanti e prestigiosi come 2000 AD). La sua formazione nel fumetto è stata molto simile ai passi mossi da Moore, entrando nel fumetto da contesti di sfiga proletaria, conti non quadrati a fine mese, bagnati dal riscatto dei piccoli club in cui si faceva musica o arte, attraverso ambiti culturali underground (suonava Moore, suonava pure Morrison), esercitandosi nel racconto breve tentando di sperimentare quello che gli arrivava dalla letteratura e da altre forme espressive, non solo i fumetti (e anche qui le fonti in comune con quelle di Moore non mancano) e in ogni caso il successo di Moore ha fatto proprio da apripista per tutti quegli autori che provenivano da un background culturale simile al suo e che, come del resto molti di NOI che tornavano come lettori negli anni Ottanta, guardavano nuovamente ai supereroi perché ricominciavano a riproporre storie che potevano essere interessanti anche per un adulto, che potevano essere scritte in modo sperimentale. Gli editori cercavano palesemente persone che sapessero scrivere con atmosfere simili a Moore... quello era il modo più rapido all'epoca per farsi notare. L'ha fatto Morrison come lo faceva anche Gaiman, nei primi tempi.
Poi entrambi hanno trovato la loro strada.
Animal Man è uno degli esempi di quel che era la strada tracciata per Morrison. I primi critici e i fanzinari si facevano arrivare dall'America albi come Animal Man che in quegli anni rappresentavano i nomi elencati con frequenza come esponenti di un vero e proprio "Rinascimento" del fumetto americano. Le sperimentazioni metanarrative che iniziò lì, prima ancora che il concetto di "Fumetto Vertigo" o "suggested for mature readers" prendesse piede e venisse classificato come linea e proposta commerciale vera e propria, in questi albetti venduti assieme a tutta la roba commerciale Morrison riuscì a svettare con una scrittura personale e sperimentale a tempo stesso.
Merita di sentirsi un po' "arrogante" per questo.

Anche perché Animal Man arriva a un discorso diverso da quello dei vari Watchmen e assortimenti Mooriani (prima decostruttivi, poi nostalgici). Quando Buddy guarda il LETTORE non si sta SVELANDO per farsa, non sta cercando un COMPLICE. Metanarrativo sì, ma per un fine diverso, ossia mettere in comunicazione il mondo concettuale dei supereroi con chi li stava leggendo.
Comunicazione, attenti. Non distruzione.
Morrison voleva creare un rapporto diverso tra l'eroe e il suo lettore, un rapporto in cui la creatura immaginaria non dovesse semplicemente divenire un attaccapanni di sofferenze, disincanto e realismo (o messaggi condivisibili di istanze varie, come poteva essere la prima fase di Animal Man) ma un qualcosa in grado di comunicare al proprio lettore anche un'influenza positiva, un insieme di idee con cui confrontarsi e a cui fare riferimento.

Buddy nell'incontro con Morrison rivendica il suo diritto a esistere, anche nella finzione, e comporre per sè e per la famiglia una strada che potesse creare influssi per tornare a nutrire le menti di lettori adulti e sofisticati, in maniera analoga a come i supereroi degli anni Sessanta nutrivano l'immaginazione dei bambini.

Questa cosa diventa più evidente poi in Doom Patrol, nella quale Morrison perfeziona la sua abilità di narratore di favole psichedeliche moderne, una psichedelia che però ha origine proprio in Animal Man.




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Pane, lavoro e pace.


"L’alleanza storica e, per così dire, «naturale» dovrebbe essere tra impoveriti e poveri, proletarizzati e proletari. Ogni volta che i poteri costituiti riescono a scongiurare quest’alleanza, giocando sul fatto che il ceto medio retrocesso ha ancora i valori e disvalori di prima e si crede ancora appartenente alla classe di prima, ci perdiamo tutti quanti. Il punto è che in Italia questo giochetto dopo la prima guerra mondiale ha portato al fascismo, che era una falsa rivoluzione confezionata a uso e consumo dei ceti medi, che ha avuto carta bianca dai padroni e ha prodotto morte e distruzione".
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Janos Hunyadi
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QUOTE (fiocotram @ November 12, 2017 03:23 pm)
Il finale di Animal Man è una delle cose più belle a livello di scrittura presenti nei supereroi di fine anni Ottanta. Ricordo ogni singola parola con delizia, il finale con il monologo del Morrison fumettistico che ricorda la sua infanzia e la volpe immaginaria con cui comunicava tramite una torcia è struggente, commuoverebbe anche le pietre.
[...]

Concordo.

Ma bella quanto vuoi ma per me elementi "meta" così espliciti più stanno lontani dai fumetti meglio è.

PER ME.




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QUOTE (Janos Hunyadi @ October 06, 2014 06:49 pm)
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QUOTE (Suicide Samurai @ September 17, 2014 11:27 pm)
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fiocotram
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QUOTE (Janos Hunyadi @ Domenica, 12-Nov-2017, 07:35)
QUOTE (fiocotram @ November 12, 2017 03:23 pm)
Il finale di Animal Man è una delle cose più belle a livello di scrittura presenti nei supereroi di fine anni Ottanta. Ricordo ogni singola parola con delizia, il finale con il monologo del Morrison fumettistico che ricorda la sua infanzia e la volpe immaginaria con cui comunicava tramite una torcia è struggente, commuoverebbe anche le pietre.
[...]

Concordo.

Ma bella quanto vuoi ma per me elementi "meta" così espliciti più stanno lontani dai fumetti meglio è.

PER ME.

Il punto è che il fine di Morrison non era creare qualcosa di metanarrativo per stimolare l'idea che i fumetti di supereroi fossero gioco e finzione col lettore complice,
Ma l'esatto contrario.
Morrison voleva che alla fine della storia il lettore cominciasse a pensare che un ponte tra il suo mondo e quello immaginario potesse esistere, che dovesse esistere, perché creava benefici per entrambi i vasi comunicanti.
Quindi non sono d'accordo con te, questo genere di meta ha solo influenze positive per il fumetto e per la fantasia.


Infatti il senso di quella storia non è Morrison che ti svela che i fumetti sono una finzione e che lui li scrive per commissione, quanto semmai il viaggio che Budy compie per andare a dire al suo demiurgo ma che minchia stai combinando con le mie avventure? Qual è il senso della sofferenza che mi fai vivere?
E' lo scrittore che si arrende e che ammette che il personaggio ha diritto a vivere il suo percorso senza diventare lo SFOGATOIO di Morrison per le sue sfighe o pippe sociali.


Morrison non è Alan Moore (non parlo solo di bravura tecnica, lì vince il Bardo senza discussione). Ha una filosofia di base diversa nel modo in cui vede i supereroi, che io trovo condivisibile per molti versi.


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Moreno Roncucci
Inviato il: Domenica, 12-Nov-2017, 16:07
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Fiocotram, quello che hai descritto è il "mito" di Morrison, un mito che si è scritto da solo, costruendo la sua vita e le sue opere come una storia che lo vede eroe e geniale protagonista, una storia poi ripetuta insistentemente in ogni libro, in ogni intervista, fino a diventare lui stesso un personaggio. nella vita reale, di quelli che sceneggia.

Ma come con gli altri suoi personaggi, dietro quell'atteggiarsi, quella "figaggine" di facciata, non c'è niente.

Si atteggia a punk, ma punk non è mai stato. Parla della sua vita difficile in casa mantenuto dai suoi (che immane sofferenza...), mentre Moore puliva cessi in un albergo per portare qualche soldo a casa. Mentre Moore scriveva tutto per tutti, Morrison va in escandescenze e inizia una persecuzione personale durata decenni perchè Moore pone il veto su una sua storia per Marvelman (peraltro stupidotta e pretenziosa e che contrastava con le caratterizzazioni impostate da Moore). Soffre atrocemente per il fatto che sta percorrendo una strada aperta da Moore e che quindi gli deve tutta la sua fama... ma si guarda bene dal rifiutarla, e forgiarne una sua personale. No. La segue ma frigna. E attacca il suo benefattore mentre lo scopiazza. (la "metanarrazione" che secondo Morrison sarebbe la sua grande innovazione era già in Marvelman, Pictopia, Watchmen, Swamp Thing, etc.)

Come l'autore, tutte le sue opere iniziali sono pura facciata e pretenziosità. Zenith è pura scopiazzatura dei temi e delle tecniche di Moore, e diventa ben presto ripetitivo. Arkham Asylum è ridicolo e adolescenziale, persino McKean lo rinnegherà in seguito. Ma fanno già vedere una ulteriore differenza profonda fra Moore e Morrison, a parte le capacità: Moore, pur conoscendo benissimo e avendo amato i supereroi Marvel e DC, non li venera. Di Killing Joke dice che alla fine "non era che una storia di Batman", e nelle interviste successive a watchmen dice di come ormai gli stiano stretti i supereroi, di come voglia parlare di altre cose, di toccare cose più reali, che pur riconoscendo il valore dei supereroi come metafora, non è una metafora che va bene per tutto. E lascia il fumetto supereroistico che all'epoca lo acclamava per fare Shadowplay, A Small Killing, Big Numbers, Aaargh, From Hell, Lost Girls.

Morrison nei supereroi ci sguazza. È il luogo dove trova i suoi fanboys, che spesso ignorano le fonti da cui copia. I suoi tentativi al di fuori del ramo e sono comunque supereroi mascherati (Invisibles - comunque scopiazzato quasi totalmente da altre fonti non fumettistiche) o sostanziali fallimenti commerciali (almeno, per i suoi obiettivi). Dentro il mondo dei supereroi, a fare storie per Batman o Superman o la JLA, e pompandole di retorica per farle sembrare storie "importanti", trova finalmente la fama e l'acclamazione che cercava. Solo che ancora ci soffre nel vedere le sue velleità "artistiche" sottovalutate. E allora parte con i suoi pipponi sulla valenza mitiche dei supereroi, su quanto siano importanti e bla bla bla. Musica per le orecchie dei fanbous che leggono solko supereroi o quasi, e che si sentono validati insieme al loro autore. Una massa di colossali fregnacce per chiunque abbia una visione più globale e critica.

Su Animal man non trovo NIENTE di quello che citi. Non vedo tutta quella profondità. Non basta mettere un coyote nei panni di Gesù Cristo per dire che hai scritto una cosa profonda sull'arte e la religione. La devi proprio scrivere una cosa profonda! Non è una lista di check, di "temi trattati", "in questa storia Morrison ci mette una citazione del vangelo, check, una dai cartoni warner, check, una di x, check, accidenti quanto è profondo questo Morrison, ha fatto tre check"

"Se Gesù Cristo fosse La vecchina e Silvestro fosse satana, l'umanità in gabbia come titty troverebbe in lui la salvezza". È una stronzata che mi sono inventato in dieci secondi per questo post, ma guarda, ho fatto ben tre check! (gesù, satana, titty e silvestro), sono profondo come Morrison!

Cosa DICE davvero Animal Man, in concreto? E come lo dice? Niente, è vuoto, pura retorica, temi toccati per fare check e atteggiarsi una profondità inesistente, tante botte e sangue e violenza che all'epoca parevano una grandissima novità (qui Morrison copia Moore come tutti gli altri. Cioè malamente e pensando che quella fosse davvero la cosa fica in Watchmen). Il fatto che con l'ultima puntata Morrison ammettesse questi errori e il suo fallimento (o almeno, all'epoca questa mi era sembrata quella dichiarazione) me lo aveva fatto rivalutare, mi aveva fatto pensare "wow, questi qui allora ha capito, magari la sua prossima storia parlerà davvero di cose profonde, non sarà una cazzatina come questa". E allora l'ho seguito. per anni. Sprecando soldi e tempo. Fino a rendermi conto che era tutto lì. Che Morrison di profondo davvero non ha niente da dire, che solo atteggiarsi, e vittimismo passivo-aggressivo. Che il suo posto è davvero scrivere megacrossovers per fanboys alla DC, che più in là proprio non ci può arrivare. E che alla fine, più che una sincera autocritica, quel numero finale era un scusa per mettersi nei fumetti, farsi conoscere e fare pubblicità al suo "personaggio" principale: Grant Morrison, l'autore geniale e profondo che aspira ad essere e che vive solo nei (suoi) fumetti.


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Ciao,
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Inviato il: Domenica, 12-Nov-2017, 16:28
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QUOTE (fiocotram @ November 12, 2017 03:53 pm)
QUOTE (Janos Hunyadi @ Domenica, 12-Nov-2017, 07:35)
QUOTE (fiocotram @ November 12, 2017 03:23 pm)
Il finale di Animal Man è una delle cose più belle a livello di scrittura presenti nei supereroi di fine anni Ottanta. Ricordo ogni singola parola con delizia, il finale con il monologo del Morrison fumettistico che ricorda la sua infanzia e la volpe immaginaria con cui comunicava tramite una torcia è struggente, commuoverebbe anche le pietre.
[...]

Concordo.

Ma bella quanto vuoi ma per me elementi "meta" così espliciti più stanno lontani dai fumetti meglio è.

PER ME.

Il punto è che il fine di Morrison non era creare qualcosa di metanarrativo per stimolare l'idea che i fumetti di supereroi fossero gioco e finzione col lettore complice,
Ma l'esatto contrario.
Morrison voleva che alla fine della storia il lettore cominciasse a pensare che un ponte tra il suo mondo e quello immaginario potesse esistere, che dovesse esistere, perché creava benefici per entrambi i vasi comunicanti.
Quindi non sono d'accordo con te, questo genere di meta ha solo influenze positive per il fumetto e per la fantasia.
[...]

Vabbè ad ognuno il suo,per me continuano ad essere una pestilenza.
A prescindere da chi le scriva.

Ma a Morrison non posso che essere grato per tutto il resto.



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QUOTE (Janos Hunyadi @ October 06, 2014 06:49 pm)
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Ehm, no Roncucci, io stavo parlando delle storie, del ciclo di storie in sè e di quello che secondo me significano. Se te vuoi partire dal mio post per criticare quello che descrivi come il mito di Morrison, è un'altra cosa.


Riguardo quello che scrivi tu invece... io sto solo analizzando due contesti di partenza culturale simili, non certo fare un paragone di VITA ma solo evidenziare come due scrittori al centro di un movimento artistico fossero figli, anche se in modo diverso, del contesto che li ha prodotti. Il primo a sottolineare quanto Morrison sia derivativo di Moore e di altri scrittori sono io. Il primo ad aver liquidato abbastanza in fretta le escandescenze di Morrison per la storia di Marvelman e i suoi vuoti tentativi di scontro con Moore (più un tentato gioco pubblicitario per attirare attenzione che reale volontà di scontro) sono sempre io. Ma tralasciando la critica giustissima che possiamo fare all'atteggiamento dell'uomo, se parliamo dello scrittore essere derivativi non è certo un crimine se comunque si trova una propria dimensione, come Moore ne ha trovata una diversa. Moore non è rimasto nei supereroi (e non solo per motivi artistici, ma anche per l'inasprimento di certe dinamiche dietro le quinte) Morrison sì, ma il valore non si vede solo dal tipo di storie che fai. Non è che se dedichi storie a omicidi seriali di fine Ottocento sei più nobile di chi continua a campare con le tutine (anche perché Moore di tutine, anche sotto mentite spoglie, ne ha continuate a fare, vedi Supreme, Lega dei Gentleman, ABC), se i risultati della storia sono buoni io gusto e apprezzo entrambi. Morrison non "venera" i supereroi, semplicemente li vede come un mezzo narrativo per descrivere il suo bisogno di positività e contatto con il fantastico. La stessa cosa che ha fatto anche Moore in altre operazioni nostalgia (peraltro inventate prima di Morrison, mi sa che la palma di chi ha iniziato prima va comunque a lui, nonostante la reintroduzione del fascino per il supereroe vintage inizi in Animal Man) solo che Morrison ci ha lavorato più a lungo, perfezionandola in storie che è difficile liquidare come derivative, come All Star Superman, la quale nostalgica o meno è la definizione definitiva del mito di Superman e la sua ricostruzione.


Questo ci porta ad Animal Man. Il simbolismo inusuale nel Vangelo del Coyote c'è ed è evidente, che a te piaccia o non piaccia. Violenza? E' molto più frequente trovare la NEGAZIONE della violenza stessa e la sua demonizzazione che il contrario.

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"Se Gesù Cristo fosse La vecchina e Silvestro fosse satana, l'umanità in gabbia come titty troverebbe in lui la salvezza". È una stronzata che mi sono inventato in dieci secondi per questo post, ma guarda, ho fatto ben tre check! (gesù, satana, titty e silvestro), sono profondo come Morrison!


Confondi il contenitore col contenuto, la genialità non sta nel riferimento pop, ma nel modo in cui sono elaborati i temi. E' come dire che Tarantino si riduce alle citazioni senza capire il modo in cui le sta usando. Morrison non è stato geniale per aver messo Willy il Coyote crocifisso, ma per la sua capacità di mostrare l'incomprensione del sacrificio, se non vedi queste cose è come spiegare una barzelletta, il filtro di antipatia per Morrison ti impedisce di goderti una bella storia.


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"L’alleanza storica e, per così dire, «naturale» dovrebbe essere tra impoveriti e poveri, proletarizzati e proletari. Ogni volta che i poteri costituiti riescono a scongiurare quest’alleanza, giocando sul fatto che il ceto medio retrocesso ha ancora i valori e disvalori di prima e si crede ancora appartenente alla classe di prima, ci perdiamo tutti quanti. Il punto è che in Italia questo giochetto dopo la prima guerra mondiale ha portato al fascismo, che era una falsa rivoluzione confezionata a uso e consumo dei ceti medi, che ha avuto carta bianca dai padroni e ha prodotto morte e distruzione".
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QUOTE (F.I.T.A. @ Sabato, 11-Nov-2017, 17:14)
QUOTE (Silver Surfer @ Sabato, 11-Nov-2017, 14:51)
Grant Morrison e' Animal Man e Doom Patrol.

Se non vi piacciono non vi piace Morrison.

Allora non mi piace Morrison.
Invece chi ha scritto All Star Superman, Multiversity e Final Crisis?

Ahibo. Il resto è' tutta roba che poteva scrivere chiunque altro. (ASS non è nient'altro che l'applicazione di una formula perfezionata ad un personaggio, replicabile su altri cento, è disegnata da dio)

La vera novità e originalità furono quelle due serie.

Poi c'è chi lo ama (vedi Fiocotram, e chi lo detesta, vedi Roncucci), ma Grant Morrison e' quelle due serie, il resto è tutta rendita.


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QUOTE (Moreno Roncucci @ Domenica, 12-Nov-2017, 15:07)
Fiocotram, quello che hai descritto è il "mito" di Morrison, un mito che si è scritto da solo, costruendo la sua vita e le sue opere come una storia che lo vede eroe e geniale protagonista, una storia poi ripetuta insistentemente in ogni libro, in ogni intervista, fino a diventare lui stesso un personaggio. nella vita reale, di quelli che sceneggia.

Ma come con gli altri suoi personaggi, dietro quell'atteggiarsi, quella "figaggine" di facciata, non c'è niente.

Si atteggia a punk, ma punk non è mai stato. Parla della sua vita difficile in casa mantenuto dai suoi (che immane sofferenza...), mentre Moore puliva cessi in un albergo per portare qualche soldo a casa. Mentre Moore scriveva tutto per tutti, Morrison va in escandescenze e inizia una persecuzione personale durata decenni perchè Moore pone il veto su una sua storia per Marvelman (peraltro stupidotta e pretenziosa e che contrastava con le caratterizzazioni impostate da Moore). Soffre atrocemente per il fatto che sta percorrendo una strada aperta da Moore e che quindi gli deve tutta la sua fama... ma si guarda bene dal rifiutarla, e forgiarne una sua personale. No. La segue ma frigna. E attacca il suo benefattore mentre lo scopiazza. (la "metanarrazione" che secondo Morrison sarebbe la sua grande innovazione era già in Marvelman, Pictopia, Watchmen, Swamp Thing, etc.)

Come l'autore, tutte le sue opere iniziali sono pura facciata e pretenziosità. Zenith è pura scopiazzatura dei temi e delle tecniche di Moore, e diventa ben presto ripetitivo. Arkham Asylum è ridicolo e adolescenziale, persino McKean lo rinnegherà in seguito. Ma fanno già vedere una ulteriore differenza profonda fra Moore e Morrison, a parte le capacità: Moore, pur conoscendo benissimo e avendo amato i supereroi Marvel e DC, non li venera. Di Killing Joke dice che alla fine "non era che una storia di Batman", e nelle interviste successive a watchmen dice di come ormai gli stiano stretti i supereroi, di come voglia parlare di altre cose, di toccare cose più reali, che pur riconoscendo il valore dei supereroi come metafora, non è una metafora che va bene per tutto. E lascia il fumetto supereroistico che all'epoca lo acclamava per fare Shadowplay, A Small Killing, Big Numbers, Aaargh, From Hell, Lost Girls.

Morrison nei supereroi ci sguazza. È il luogo dove trova i suoi fanboys, che spesso ignorano le fonti da cui copia. I suoi tentativi al di fuori del ramo e sono comunque supereroi mascherati (Invisibles - comunque scopiazzato quasi totalmente da altre fonti non fumettistiche) o sostanziali fallimenti commerciali (almeno, per i suoi obiettivi). Dentro il mondo dei supereroi, a fare storie per Batman o Superman o la JLA, e pompandole di retorica per farle sembrare storie "importanti", trova finalmente la fama e l'acclamazione che cercava. Solo che ancora ci soffre nel vedere le sue velleità "artistiche" sottovalutate. E allora parte con i suoi pipponi sulla valenza mitiche dei supereroi, su quanto siano importanti e bla bla bla. Musica per le orecchie dei fanbous che leggono solko supereroi o quasi, e che si sentono validati insieme al loro autore. Una massa di colossali fregnacce per chiunque abbia una visione più globale e critica.

Su Animal man non trovo NIENTE di quello che citi. Non vedo tutta quella profondità. Non basta mettere un coyote nei panni di Gesù Cristo per dire che hai scritto una cosa profonda sull'arte e la religione. La devi proprio scrivere una cosa profonda! Non è una lista di check, di "temi trattati", "in questa storia Morrison ci mette una citazione del vangelo, check, una dai cartoni warner, check, una di x, check, accidenti quanto è profondo questo Morrison, ha fatto tre check"

"Se Gesù Cristo fosse La vecchina e Silvestro fosse satana, l'umanità in gabbia come titty troverebbe in lui la salvezza". È una stronzata che mi sono inventato in dieci secondi per questo post, ma guarda, ho fatto ben tre check! (gesù, satana, titty e silvestro), sono profondo come Morrison!

Cosa DICE davvero Animal Man, in concreto? E come lo dice? Niente, è vuoto, pura retorica, temi toccati per fare check e atteggiarsi una profondità inesistente, tante botte e sangue e violenza che all'epoca parevano una grandissima novità (qui Morrison copia Moore come tutti gli altri. Cioè malamente e pensando che quella fosse davvero la cosa fica in Watchmen). Il fatto che con l'ultima puntata Morrison ammettesse questi errori e il suo fallimento (o almeno, all'epoca questa mi era sembrata quella dichiarazione) me lo aveva fatto rivalutare, mi aveva fatto pensare "wow, questi qui allora ha capito, magari la sua prossima storia parlerà davvero di cose profonde, non sarà una cazzatina come questa". E allora l'ho seguito. per anni. Sprecando soldi e tempo. Fino a rendermi conto che era tutto lì. Che Morrison di profondo davvero non ha niente da dire, che solo atteggiarsi, e vittimismo passivo-aggressivo. Che il suo posto è davvero scrivere megacrossovers per fanboys alla DC, che più in là proprio non ci può arrivare. E che alla fine, più che una sincera autocritica, quel numero finale era un scusa per mettersi nei fumetti, farsi conoscere e fare pubblicità al suo "personaggio" principale: Grant Morrison, l'autore geniale e profondo che aspira ad essere e che vive solo nei (suoi) fumetti.

Che bello se la gente ogni tanto si limitasse a dire "mi piace" "non mi piace".

No, siamo tutti talmente geniali (e incompresi) che se qualcosa non è nelle nostre corde allora è insindacabilmente merda... anzi, ormai non basta più stroncare un opera, bisogna stroncare anche l'autore, come essere umano proprio.
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Moreno Roncucci
Inviato il: Domenica, 12-Nov-2017, 21:43
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MrNobody, se non sai come rispondere o non sei in grado di argomentare, non è necessario rispondere insultando l'interlocutore: basta non rispondere...


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Ciao,
/\/\oreno.

(vendo una quantità smodata di fumetti italiani, americani, gdr, dvd e riviste. L'elenco più aggiornato lo trovate qui)
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